Introduzione

La storia dell’umanità è costellata non soltanto da guerre, epidemie e rivoluzioni, ma anche da fenomeni meno visibili eppure altrettanto influenti: le mistificazioni collettive, ovvero quelle credenze errate, paure sociali, teorie infondate o accuse immaginarie che riescono a impadronirsi dell’opinione pubblica fino a essere considerate verità indiscutibili.

In epoche di crisi, soprattutto durante epidemie, guerre o trasformazioni sociali, gli esseri umani tendono infatti a cercare spiegazioni semplici per fenomeni complessi. Quando la conoscenza disponibile è insufficiente o le istituzioni appaiono incapaci di fornire risposte convincenti, si crea uno spazio nel quale possono proliferare superstizioni, capri espiatori e narrazioni alternative.

Dalla peste narrata da Boccaccio e Manzoni fino alle moderne fake news diffuse attraverso internet, la storia delle mistificazioni rivela aspetti profondi della psicologia individuale e collettiva.


La peste nera del Trecento e la ricerca del colpevole

Tra il 1347 e il 1352 la Peste Nera causò probabilmente la morte di un terzo della popolazione europea.

I contemporanei ignoravano completamente l’esistenza dei batteri e dei meccanismi di trasmissione delle malattie infettive. In assenza di spiegazioni scientifiche, si diffusero interpretazioni di natura religiosa, astrologica e complottistica.

Le principali convinzioni dell’epoca attribuivano la peste a:

  • punizioni divine;
  • congiunzioni astrali sfavorevoli;
  • veleni diffusi intenzionalmente;
  • presunti complotti di minoranze religiose.

In numerose città europee si sviluppò la convinzione che gli ebrei avvelenassero i pozzi.

Questa falsa credenza provocò persecuzioni e massacri, soprattutto in Germania, Svizzera e Francia.

Boccaccio, nel Decameron, descrive efficacemente il clima di paura, disorientamento e irrazionalità che accompagnò l’epidemia.


Gli untori nella peste del Seicento

Uno degli esempi più celebri di mistificazione collettiva è rappresentato dalla vicenda degli untori durante la peste che colpì Milano nel 1630.

L’episodio è stato reso immortale da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi e soprattutto nella Storia della colonna infame.

Molti cittadini erano convinti che individui malintenzionati diffondessero il contagio spalmando sostanze velenose su muri, porte e oggetti pubblici.

In realtà il morbo era causato dal batterio Yersinia pestis, trasmesso principalmente dalle pulci dei roditori, ma la medicina dell’epoca non possedeva ancora strumenti per comprenderlo.

La psicosi collettiva portò all’arresto e alla tortura di innocenti.

Tra i casi più noti vi furono:

  • Guglielmo Piazza;
  • Gian Giacomo Mora.

Entrambi furono condannati a morte dopo confessioni estorte sotto tortura.

Manzoni vide nella vicenda uno degli esempi più tragici di come paura, pregiudizio e autorità possano convergere nella costruzione di una falsa verità.


La caccia alle streghe

Tra il XV e il XVII secolo l’Europa fu attraversata da un’altra gigantesca mistificazione collettiva: la credenza nell’esistenza di una vasta organizzazione di streghe alleate del demonio.

Migliaia di persone, soprattutto donne, furono accusate di:

  • provocare malattie;
  • distruggere raccolti;
  • causare tempeste;
  • compiere malefici.

Tra il 1450 e il 1750 si stima che decine di migliaia di individui siano stati giustiziati.

Oggi gli storici considerano il fenomeno il risultato di una combinazione di:

  • credenze religiose;
  • conflitti sociali;
  • misoginia;
  • paura collettiva.

Non esiste alcuna prova che supporti l’esistenza delle cospirazioni sataniche immaginate dai tribunali dell’epoca.


I “Protocolli dei Savi di Sion”

Tra le più influenti mistificazioni moderne figura il falso documento noto come Protocolli dei Savi di Sion.

Comparso nella Russia zarista all’inizio del Novecento, il testo pretendeva di rivelare un piano segreto ebraico per il dominio mondiale.

Si trattava in realtà di una falsificazione costruita assemblando opere satiriche e testi politici precedenti.

Nonostante la sua natura fraudolenta sia stata dimostrata già negli anni Venti del XX secolo, il documento continuò a circolare influenzando movimenti antisemiti in Europa e nel mondo.

Ancora oggi rappresenta uno dei più celebri esempi di teoria del complotto trasformata in strumento politico.


Il panico radiofonico della “Guerra dei Mondi”

Nel 1938 una trasmissione radiofonica di Orson Welles, tratta dal romanzo di H.G. Wells La guerra dei mondi, venne interpretata da alcuni ascoltatori come un reale bollettino di emergenza.

La leggenda vuole che milioni di americani siano caduti nel panico per una presunta invasione aliena.

Le ricerche storiche successive hanno mostrato che l’entità del panico fu probabilmente molto inferiore a quanto raccontato dai giornali.

Paradossalmente, la vera mistificazione riguardò proprio la narrazione successiva dell’evento.

Il caso dimostrò comunque il potere dei nuovi mezzi di comunicazione nel modellare la percezione collettiva.


Le paure tecnologiche del Novecento

Ogni innovazione tecnologica ha generato timori e credenze infondate.

Tra gli esempi più noti:

  • i treni che avrebbero danneggiato irreversibilmente il corpo umano;
  • l’elettricità considerata pericolosa per la salute mentale;
  • la radio accusata di alterare il cervello;
  • i primi computer ritenuti capaci di sostituire completamente l’intelligenza umana.

Molte di queste paure si sono rivelate infondate, pur avendo talvolta influenzato profondamente il dibattito pubblico.


Dall’era dell’informazione alle fake news

L’avvento di internet ha modificato radicalmente il panorama delle mistificazioni.

Per la prima volta nella storia ogni individuo può diffondere informazioni potenzialmente a milioni di persone senza passare attraverso filtri editoriali o verifiche professionali.

Le fake news contemporanee riguardano temi molto diversi:

  • salute;
  • politica;
  • ambiente;
  • tecnologia;
  • economia.

Tra i casi più noti degli ultimi decenni troviamo:

  • il falso legame tra vaccini e autismo;
  • le teorie delle scie chimiche;
  • le narrazioni complottistiche sul 5G;
  • numerose disinformazioni durante la pandemia di Covid-19.

La differenza rispetto al passato non riguarda tanto la natura delle mistificazioni quanto la velocità della loro diffusione.


Perché le mistificazioni hanno successo?

La ricerca psicologica ha individuato diversi meccanismi ricorrenti.

Il bisogno di spiegazioni

Davanti a eventi traumatici o incomprensibili, gli esseri umani tendono a preferire una spiegazione semplice, anche errata, piuttosto che accettare l’incertezza.

Il capro espiatorio

Attribuire la colpa a un gruppo o a un individuo fornisce una rassicurante illusione di controllo.

Il bias di conferma

Le persone tendono a selezionare informazioni che confermano convinzioni già esistenti.

La forza della narrazione

Le storie emotivamente coinvolgenti risultano spesso più persuasive dei dati statistici.

L’effetto comunità

Condividere una credenza rafforza il senso di appartenenza a un gruppo.


Le lezioni della storia

La vicenda degli untori milanesi studiata da Manzoni rappresenta ancora oggi un paradigma attuale.

Le grandi mistificazioni raramente nascono dalla pura ignoranza; spesso si sviluppano dall’incontro tra:

  • paura;
  • incertezza;
  • interessi politici;
  • pregiudizi culturali;
  • insufficienza delle conoscenze disponibili.

Ogni epoca produce le proprie illusioni collettive.

La differenza fondamentale tra società aperte e società chiuse risiede nella capacità di sottoporre le convinzioni al vaglio della critica razionale e della verifica empirica.


Conclusione

Dalla peste del Trecento agli untori del Seicento, dalle streghe ai complotti globali contemporanei, la storia delle mistificazioni mostra una sorprendente continuità nei comportamenti umani.

Cambiano i mezzi di comunicazione, mutano i contesti politici e culturali, ma restano costanti alcuni meccanismi psicologici fondamentali: la paura dell’ignoto, la ricerca di colpevoli, il fascino delle spiegazioni semplici e la difficoltà di accettare la complessità.

Studiare queste vicende non serve soltanto a comprendere il passato. Significa acquisire strumenti critici per orientarsi in un presente nel quale l’informazione è più abbondante che mai, ma non sempre più affidabile.


Bibliografia essenziale

Fonti classiche

  • Giovanni Boccaccio, Decameron, introduzione alla Prima Giornata.
  • Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, capp. XXXI-XXXIV.
  • Alessandro Manzoni, Storia della colonna infame.

Studi storici sulle epidemie

  • Cipolla, Carlo M., Cristofano e la peste, Il Mulino, Bologna.
  • Cipolla, Carlo M., Contro un nemico invisibile. Epidemie e strutture sanitarie nell’Italia del Rinascimento, Il Mulino.
  • Snowden, Frank M., Epidemics and Society: From the Black Death to the Present, Yale University Press, 2019.

Caccia alle streghe

  • Levack, Brian P., La caccia alle streghe in Europa, Laterza.
  • Ginzburg, Carlo, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi.

Teorie del complotto e mistificazioni moderne

  • Hofstadter, Richard, The Paranoid Style in American Politics, Harvard University Press.
  • Barkun, Michael, A Culture of Conspiracy, University of California Press.
  • Sunstein, Cass R., Vermeule, Adrian, Conspiracy Theories, Journal of Political Philosophy, 2009.

Psicologia della disinformazione

  • Kahneman, Daniel, Pensieri lenti e veloci, Mondadori.
  • Lewandowsky, Stephan, Cook, John, The Conspiracy Theory Handbook, University of Bristol, 2020.
  • McIntyre, Lee, Post-Truth, MIT Press.

Sociologia dell’informazione

  • Allport, Gordon W., Postman, Leo, The Psychology of Rumor, Henry Holt.
  • Shibutani, Tamotsu, Improvised News: A Sociological Study of Rumor, Bobbs-Merrill.
  • Castells, Manuel, Comunicazione e potere, Università Bocconi Editore.

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