Introduzione
Ogni estate, quando le temperature raggiungono valori eccezionali e le cronache parlano di ondate di calore record, l’attenzione dei meteorologi si concentra su un protagonista ormai familiare: l’anticiclone africano.
Spesso descritto come il responsabile delle estati torride che interessano l’Italia e gran parte dell’Europa meridionale, questo sistema atmosferico non è però una novità degli ultimi decenni. La sua storia affonda le radici nei grandi meccanismi che regolano il clima terrestre da milioni di anni.
Comprendere la storia dell’anticiclone africano significa ripercorrere l’evoluzione del clima mediterraneo, dalle prime osservazioni delle civiltà antiche fino alle moderne analisi satellitari e agli studi sul cambiamento climatico.
Le origini: la grande circolazione atmosferica terrestre
L’anticiclone africano non nasce nel Sahara, ma all’interno di un sistema atmosferico globale noto come circolazione di Hadley.
Già nel XVIII secolo l’astronomo e meteorologo inglese George Hadley intuì l’esistenza di una vasta circolazione dell’aria tra Equatore e regioni subtropicali. Oggi sappiamo che l’aria calda sale nelle zone equatoriali, si sposta in quota verso nord e verso sud e infine ridiscende intorno ai 30° di latitudine, creando vaste aree di alta pressione.
Il Sahara si trova esattamente in questa fascia.
La combinazione tra la subsidenza atmosferica e il forte riscaldamento del suolo desertico ha dato origine a uno dei più potenti sistemi anticiclonici permanenti del pianeta.
Il Sahara verde e la nascita del deserto
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il Sahara non è sempre stato un deserto.
Tra circa 11.000 e 5.000 anni fa, durante quello che gli studiosi chiamano Periodo Umido Africano, gran parte dell’attuale Sahara era occupata da laghi, savane e corsi d’acqua.
Le pitture rupestri del Tassili n’Ajjer, in Algeria, raffigurano ippopotami, giraffe e bovini, testimonianza di un ambiente molto diverso dall’attuale.
Quando il clima terrestre cambiò e le piogge diminuirono progressivamente, il Sahara assunse la sua configurazione moderna. L’intenso riscaldamento del suolo desertico rafforzò il sistema di alte pressioni subtropicali che oggi conosciamo come anticiclone africano.
Le osservazioni del mondo antico
Le civiltà del Mediterraneo non disponevano degli strumenti scientifici moderni, ma avevano imparato a riconoscere gli effetti delle grandi configurazioni atmosferiche.
Gli Egizi collegavano il caldo estremo proveniente dal deserto alle stagioni agricole e alle variazioni del Nilo.
I Greci notarono l’esistenza di venti caldi provenienti dall’Africa settentrionale. Aristotele, nei suoi studi meteorologici, descrisse fenomeni legati alla circolazione dell’aria e all’influenza delle regioni desertiche.
Anche i Romani conoscevano il fenomeno dello scirocco, vento caldo e talvolta carico di polveri proveniente dal Sahara, che ancora oggi accompagna molte espansioni dell’anticiclone africano.
Dalla meteorologia empirica alla scienza moderna
Per secoli le alte pressioni subtropicali rimasero un fenomeno osservato ma non compreso.
La svolta arrivò tra XVIII e XIX secolo, quando nacque la meteorologia moderna.
Con l’invenzione del barometro e la creazione delle prime reti di osservazione atmosferica, gli studiosi iniziarono a identificare vaste aree di alta pressione persistente sul Nord Africa.
Nel XIX secolo comparvero le prime mappe sinottiche che mostrarono chiaramente la presenza di un vasto sistema anticiclonico estivo associato al Sahara.
Gli studiosi compresero progressivamente che tale struttura non era un fenomeno locale, ma parte integrante della circolazione atmosferica globale.
Il Novecento e la scoperta delle teleconnessioni climatiche
Nel corso del XX secolo la meteorologia fece enormi progressi.
L’introduzione dei radiosondaggi, dei satelliti meteorologici e dei modelli numerici consentì di studiare con precisione la dinamica dell’anticiclone africano.
Si scoprì che la sua espansione verso l’Europa dipende da numerosi fattori:
- posizione del getto polare;
- temperatura superficiale dell’Atlantico;
- oscillazione nord-atlantica (NAO);
- circolazione tropicale;
- anomalie termiche del Sahara.
Negli anni Cinquanta e Sessanta gli studiosi iniziarono a riconoscere il ruolo dell’alta pressione nordafricana nelle grandi ondate di calore mediterranee.
L’anticiclone delle Azzorre e quello africano
Fino agli anni Ottanta molte estati europee erano dominate principalmente dall’anticiclone delle Azzorre, una struttura oceanica caratterizzata da aria relativamente mite e stabile.
L’anticiclone africano interveniva soprattutto in episodi temporanei.
Negli ultimi decenni, tuttavia, i meteorologi hanno osservato una maggiore frequenza delle espansioni subtropicali continentali provenienti dal Sahara.
Le estati mediterranee tendono così a essere:
- più calde;
- più lunghe;
- più stabili;
- più soggette a siccità.
Il cambiamento climatico e le nuove ondate di calore
L’anticiclone africano non è un fenomeno nuovo.
Ciò che appare nuovo è il contesto climatico nel quale agisce.
Secondo i rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il riscaldamento globale sta aumentando la probabilità di eventi estremi e ondate di calore persistenti.
Quando l’anticiclone si espande verso il Mediterraneo, le masse d’aria partono oggi da temperature mediamente più elevate rispetto al passato.
Il risultato è una maggiore frequenza di record termici.
Le ondate di calore europee del:
- 2003;
- 2015;
- 2017;
- 2022;
- 2023;
sono state associate a intense espansioni dell’alta pressione subtropicale africana.
Un fenomeno antico in un mondo che cambia
La storia dell’anticiclone africano è la storia di una struttura atmosferica antichissima, nata dai meccanismi fondamentali della circolazione terrestre e presente ben prima della comparsa delle civiltà umane.
Per millenni ha contribuito a modellare il clima del Mediterraneo, influenzando l’agricoltura, le migrazioni, le attività economiche e perfino le culture dei popoli che si affacciano sul Mare Nostrum.
Oggi continua a svolgere la stessa funzione, ma in un pianeta che si sta rapidamente riscaldando. Per questo motivo comprenderne la natura e l’evoluzione rappresenta una delle sfide più importanti della climatologia contemporanea.
L’anticiclone africano non è il “nemico” delle estati mediterranee: è un elemento naturale del sistema climatico terrestre. Tuttavia, in un contesto di cambiamento climatico, i suoi effetti possono diventare sempre più intensi, rendendo necessario un adattamento delle società moderne alle nuove condizioni ambientali.
Bibliografia essenziale
Meteorologia e climatologia
- Ahrens, C. D., Meteorology Today: An Introduction to Weather, Climate and the Environment, Cengage Learning.
- Lutgens, F. K., Tarbuck, E. J., Tasa, D., The Atmosphere: An Introduction to Meteorology, Pearson.
- Barry, R. G., Chorley, R. J., Atmosphere, Weather and Climate, Routledge.
- Wallace, J. M., Hobbs, P. V., Atmospheric Science: An Introductory Survey, Elsevier.
Climatologia del Mediterraneo
- Lionello, P. (a cura di), The Climate of the Mediterranean Region, Elsevier, Amsterdam, 2012.
- Giorgi, F., Lionello, P., “Climate Change Projections for the Mediterranean Region”, Global and Planetary Change, vol. 63, 2008.
- Xoplaki, E., Luterbacher, J., Mediterranean Climate Variability, Springer.
Dinamica atmosferica tropicale e subtropicale
- Holton, J. R., Hakim, G. J., An Introduction to Dynamic Meteorology, Academic Press.
- Hartmann, D. L., Global Physical Climatology, Elsevier.
- Peixoto, J. P., Oort, A. H., Physics of Climate, American Institute of Physics.
Cambiamento climatico
- IPCC, Climate Change 2021: The Physical Science Basis, Cambridge University Press.
- WMO (World Meteorological Organization), State of the Global Climate Reports.
- Copernicus Climate Change Service (C3S), European State of the Climate Reports.
Storia del clima e del Sahara
- Brooks, N., Cultural Responses to Aridity in the Middle Holocene and Increased Social Complexity, Quaternary International.
- Kröpelin, S. et al., “Climate-Driven Ecosystem Succession in the Sahara”, Science, Vol. 320, 2008.
- Nicholson, S. E., The Sahara and Sahel: Climate and Environmental Change, Cambridge University Press.
Fonti storiche
- Aristotele, Meteorologica.
- Erodoto, Storie, Libro IV.
- Seneca, Naturales Quaestiones.
Questa bibliografia offre una base solida sia per l’approfondimento scientifico della dinamica dell’anticiclone africano sia per la comprensione della sua evoluzione storica nel contesto climatico del Mediterraneo.





