Identificati 34 RNA circolari associati alla malattia di Alzheimer. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, suggerisce che queste molecole potrebbero diventare nuovi biomarcatori ematici per la diagnosi precoce, affiancando o integrando quelli già disponibili. Ma serviranno ulteriori conferme prima dell’applicazione clinica.

La malattia di Alzheimer rappresenta la forma più frequente di demenza e costituisce una delle maggiori sfide sanitarie del XXI secolo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 55 milioni di persone convivono oggi con una forma di demenza e si stima che questo numero possa quasi triplicare entro il 2050 a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’Alzheimer ne rappresenta circa il 60-70% dei casi.

Uno dei principali ostacoli nella lotta alla malattia è la diagnosi precoce. I processi patologici che portano alla morte dei neuroni iniziano infatti molti anni prima della comparsa dei primi disturbi della memoria. Intervenire in questa fase “silenziosa” è oggi considerato fondamentale, soprattutto dopo l’introduzione delle prime terapie capaci di rallentare la progressione della malattia nelle fasi iniziali.

Proprio in questa prospettiva si inserisce uno studio pubblicato su Nature Medicine, che individua una nuova categoria di biomarcatori circolanti: gli RNA circolari (circRNA). I risultati suggeriscono che un semplice prelievo di sangue potrebbe, in futuro, contribuire a identificare con maggiore precisione i soggetti affetti da Alzheimer, riducendo il ricorso a esami più invasivi.

Che cosa sono gli RNA circolari?

Per molti anni gli RNA circolari sono stati considerati semplici “errori” prodotti durante la maturazione degli RNA messaggeri. Oggi sappiamo invece che costituiscono una vasta famiglia di molecole con importanti funzioni regolatorie.

A differenza degli RNA tradizionali, che possiedono due estremità libere, gli RNA circolari formano una struttura chiusa ad anello. Questa particolare conformazione li rende estremamente resistenti all’azione delle ribonucleasi, gli enzimi deputati alla degradazione dell’RNA.

La loro maggiore stabilità rappresenta uno dei motivi principali dell’interesse diagnostico. Se un biomarcatore deve essere ricercato nel sangue, è infatti essenziale che rimanga integro abbastanza a lungo da poter essere misurato con affidabilità.

Negli ultimi anni numerosi studi hanno inoltre dimostrato che molti circRNA sono particolarmente abbondanti nel sistema nervoso centrale. Alcuni vengono espressi quasi esclusivamente nei neuroni, dove partecipano alla regolazione dell’espressione genica, della plasticità sinaptica e della comunicazione fra cellule nervose.

Queste caratteristiche li rendono candidati ideali come “finestre molecolari” sullo stato di salute del cervello.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue provenienti da oltre 1.200 persone, comprendenti soggetti con malattia di Alzheimer e controlli cognitivamente sani.

L’obiettivo era identificare RNA circolari la cui presenza o abbondanza risultasse associata alla malattia.

L’analisi ha permesso di individuare 34 circRNA significativamente correlati allo stato patologico.

Per ridurre il rischio di falsi positivi, il modello è stato successivamente verificato in coorti indipendenti, confermando che la firma molecolare individuata risultava riproducibile anche in gruppi differenti di pazienti.

Questo rappresenta uno degli aspetti più solidi dello studio: molti biomarcatori promettenti vengono infatti identificati in una singola popolazione ma perdono accuratezza quando vengono testati in campioni esterni.

Un test che “legge” il cervello dal sangue

L’idea alla base dello studio è semplice ma affascinante.

Sebbene il cervello sia protetto dalla barriera emato-encefalica, una parte delle molecole prodotte dai neuroni raggiunge comunque il circolo sanguigno.

Fra queste figurano anche numerosi RNA circolari.

Se alcune di queste molecole cambiano concentrazione durante la neurodegenerazione, diventa possibile costruire un modello matematico capace di riconoscere la presenza della malattia analizzando soltanto un campione di sangue.

In pratica, non è il singolo RNA a essere determinante, ma il profilo complessivo costituito da decine di molecole che, considerate insieme, descrivono lo stato biologico del sistema nervoso.

Confronto con i biomarcatori oggi disponibili

Negli ultimi anni la ricerca sull’Alzheimer ha compiuto enormi progressi grazie allo sviluppo dei biomarcatori plasmatici.

Fra quelli più studiati figurano:

  • la proteina tau fosforilata (pTau181 e soprattutto pTau217);
  • il rapporto β-amiloide 42/40;
  • il neurofilamento leggero (NfL);
  • la proteina GFAP.

Questi marcatori consentono oggi di identificare con buona accuratezza la presenza della patologia anche prima dell’esordio clinico.

Il nuovo studio mostra che il modello basato sugli RNA circolari possiede prestazioni diagnostiche paragonabili — e in alcuni casi superiori — rispetto ad alcuni biomarcatori plasmatici già consolidati.

Il risultato più interessante emerge tuttavia quando le due strategie vengono combinate.

L’integrazione della firma dei circRNA con pTau217, attualmente considerato uno dei migliori biomarcatori ematici dell’Alzheimer, migliora ulteriormente la capacità diagnostica del modello.

Questo suggerisce che i circRNA non sostituiscono necessariamente gli indicatori oggi disponibili, ma potrebbero integrarli, aumentando la precisione complessiva.

Perché un semplice prelievo di sangue è importante

Attualmente la diagnosi biologica dell’Alzheimer può richiedere metodiche relativamente impegnative.

La PET con traccianti per amiloide o tau permette di visualizzare direttamente le alterazioni cerebrali, ma comporta costi elevati, esposizione a radiofarmaci ed è disponibile soltanto in centri specializzati.

L’analisi del liquido cerebrospinale, ottenuto mediante puntura lombare, rappresenta un altro importante strumento diagnostico, ma è una procedura invasiva che molti pazienti affrontano con comprensibile riluttanza.

Un test basato sul sangue potrebbe invece essere eseguito facilmente durante una normale visita ambulatoriale.

I vantaggi sarebbero numerosi:

  • maggiore accettabilità per il paziente;
  • costi inferiori;
  • possibilità di effettuare controlli ripetuti nel tempo;
  • maggiore diffusione dello screening anche in strutture sanitarie prive di tecnologie avanzate.

In prospettiva, esami di questo tipo potrebbero essere utilizzati per selezionare i soggetti da sottoporre successivamente a indagini più approfondite.

Una scoperta promettente, ma non ancora pronta per la clinica

Come spesso accade nelle ricerche sui biomarcatori, è importante distinguere fra una scoperta promettente e un test già utilizzabile nella pratica medica.

Gli stessi autori sottolineano che saranno necessari studi prospettici su popolazioni ancora più ampie e diversificate.

Occorrerà inoltre verificare se la firma dei circRNA sia in grado di distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza, come la demenza frontotemporale, quella vascolare o la demenza a corpi di Lewy.

Un’altra questione riguarda la standardizzazione delle metodiche di laboratorio. Per diventare un esame clinico di routine sarà necessario definire protocolli condivisi per l’estrazione, la quantificazione e l’interpretazione dei circRNA.

Infine, dovrà essere dimostrato che questi biomarcatori siano utili non soltanto per la diagnosi, ma anche per monitorare l’evoluzione della malattia e la risposta alle nuove terapie anti-amiloide.

La nuova frontiera della medicina molecolare

La ricerca conferma una tendenza ormai evidente nella medicina contemporanea: il sangue sta diventando una fonte sempre più ricca di informazioni biologiche.

Negli ultimi anni il concetto di biopsia liquida, inizialmente sviluppato in oncologia, si sta estendendo anche alle malattie neurodegenerative.

Proteine, RNA, microRNA, DNA libero circolante ed esosomi rappresentano oggi un patrimonio informativo straordinario, capace di raccontare ciò che accade negli organi senza ricorrere a procedure invasive.

Gli RNA circolari aggiungono ora un nuovo tassello a questo panorama.

La loro elevata stabilità, l’origine prevalentemente neuronale e la capacità di riflettere alterazioni biologiche profonde li rendono candidati particolarmente interessanti per la medicina di precisione.

Sebbene il loro impiego clinico richieda ancora ulteriori conferme, lo studio pubblicato su Nature Medicine dimostra come la diagnosi dell’Alzheimer stia rapidamente evolvendo verso strumenti sempre meno invasivi e sempre più accurati.

Se queste evidenze verranno confermate, un semplice prelievo di sangue potrebbe diventare, nel prossimo futuro, uno degli strumenti più efficaci per individuare la malattia quando il cervello conserva ancora gran parte del proprio patrimonio neuronale. Ed è proprio in quella fase che la medicina ha oggi le maggiori possibilità di intervenire.

Bibliografia essenziale

  1. Nature Medicine. Studio multicentrico sull’identificazione di RNA circolari plasmatici come biomarcatori della malattia di Alzheimer (2026).
  2. Jack C.R. Jr. et al. NIA-AA Research Framework: Toward a biological definition of Alzheimer’s disease. Alzheimer’s & Dementia. 2018;14:535-562.
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  4. Bateman R.J. et al. The A/T/N framework and fluid biomarkers in Alzheimer’s disease. Nature Reviews Neurology. 2023.
  5. Memczak S., Jens M., Elefsinioti A. et al. Circular RNAs are a large class of animal RNAs with regulatory potency. Nature. 2013;495:333-338.
  6. Kristensen L.S., Andersen M.S., Stagsted L.V.W. et al. The biogenesis, biology and characterization of circular RNAs. Nature Reviews Genetics. 2019;20:675-691.
  7. World Health Organization. Dementia – Fact Sheet. Aggiornamento 2025.

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