Negli ultimi decenni il termine anticiclone africano è entrato stabilmente nel linguaggio meteorologico europeo, soprattutto durante l’estate, quando porta temperature elevate, cieli sereni e lunghi periodi di stabilità atmosferica. Ma che cos’è esattamente? E perché è così diverso dal più tradizionale anticiclone delle Azzorre?

Che cos’è un anticiclone

Un anticiclone è una vasta area di alta pressione atmosferica.

In queste zone l’aria tende a discendere dall’alto verso il basso. Durante la discesa l’aria si comprime, si riscalda e diventa più secca. Questo processo ostacola la formazione delle nuvole e favorisce condizioni di tempo stabile.

L’aria che scende prende il nome di subsidenza atmosferica ed è il meccanismo fondamentale che caratterizza tutti gli anticicloni.

L’origine dell’anticiclone africano

L’anticiclone africano nasce principalmente sopra il Sahara, il più grande deserto caldo del pianeta.

Durante la primavera e soprattutto l’estate, il suolo desertico può raggiungere temperature superiori ai 60-70 °C. Il forte riscaldamento genera una complessa circolazione atmosferica che interessa l’intera fascia subtropicale.

L’anticiclone africano rappresenta il ramo discendente della cosiddetta cella di Hadley, una gigantesca struttura di circolazione che trasferisce energia dai tropici verso le latitudini subtropicali.

L’aria che sale nelle regioni equatoriali, dopo aver percorso migliaia di chilometri in quota, ridiscende nelle aree desertiche subtropicali, creando vaste zone di alta pressione permanente.

Come si espande verso l’Europa

Normalmente il nucleo dell’anticiclone resta confinato sull’Africa settentrionale.

Tuttavia particolari configurazioni atmosferiche possono favorirne l’espansione verso nord.

Questo accade spesso quando:

  • una depressione atlantica si approfondisce a ovest della Penisola Iberica;
  • le correnti in quota assumono una configurazione ondulata;
  • il getto polare si sposta verso nord.

In queste condizioni l’anticiclone viene “richiamato” verso il Mediterraneo e l’Europa meridionale.

L’aria proveniente dal Sahara può così raggiungere:

  • Italia;
  • Spagna;
  • Francia meridionale;
  • Balcani;
  • Europa centrale;
  • talvolta persino Regno Unito e Scandinavia.

Il meccanismo del riscaldamento

L’effetto dell’anticiclone africano non dipende soltanto dall’arrivo di aria calda dal deserto.

Il fenomeno è amplificato da diversi processi fisici.

1. Trasporto di masse d’aria tropicali

L’aria che giunge dal Sahara è già molto calda in partenza.

A circa 1500 metri di quota si possono registrare temperature superiori ai 25-30 °C, valori estremamente elevati per il Mediterraneo.

2. Compressione adiabatica

Quando l’aria scende verso il suolo si comprime.

La compressione aumenta ulteriormente la temperatura secondo le leggi della termodinamica atmosferica.

Questo fenomeno può aggiungere diversi gradi al riscaldamento iniziale.

3. Cielo sereno

L’assenza di nuvole permette una forte insolazione.

Il terreno accumula enormi quantità di energia durante il giorno e la restituisce all’atmosfera.

4. Effetto sulle città

Le aree urbane amplificano il fenomeno attraverso l’isola di calore urbana.

Asfalto, cemento e edifici immagazzinano energia solare e la rilasciano lentamente durante la notte.

Per questo motivo le temperature notturne nelle città possono restare superiori ai 25-30 °C.

Perché l’aria diventa così secca

Uno degli effetti più caratteristici dell’anticiclone è la diminuzione dell’umidità relativa alle quote medio-alte.

L’aria che discende si riscalda più rapidamente di quanto aumenti il contenuto di vapore acqueo.

Di conseguenza l’umidità relativa diminuisce e le nuvole tendono a dissolversi.

Nelle fasi iniziali delle invasioni sahariane il clima può apparire molto secco.

Quando però l’aria attraversa il Mediterraneo e raggiunge le zone costiere, il mare aggiunge umidità ai bassi strati. Si crea così la tipica sensazione di caldo afoso, particolarmente intensa nelle pianure e nelle città.

Gli effetti sui territori

Aumento delle temperature

È l’effetto più evidente.

Durante le espansioni più intense si possono superare:

  • 40 °C nel Sud Italia;
  • 38-40 °C nelle pianure interne del Centro;
  • 35-38 °C nella Pianura Padana.

Siccità

La persistenza dell’alta pressione blocca il passaggio delle perturbazioni.

Le precipitazioni diminuiscono e il suolo perde progressivamente umidità.

Stress per la vegetazione

Le piante aumentano la traspirazione per raffreddarsi, consumando rapidamente le riserve idriche.

Le colture agricole possono subire gravi danni.

Rischio incendi

La combinazione di:

  • vegetazione secca;
  • alte temperature;
  • venti locali;

favorisce la propagazione degli incendi boschivi.

Impatto sulla salute

Le ondate di calore aumentano:

  • disidratazione;
  • colpi di calore;
  • problemi cardiovascolari;
  • mortalità nelle fasce più fragili della popolazione.

Anticiclone africano e cambiamento climatico

L’anticiclone africano non è un fenomeno nuovo.

Esiste da milioni di anni come parte della circolazione atmosferica terrestre.

Ciò che sembra essere cambiato è la sua intensità e persistenza.

Numerosi studi mostrano che il riscaldamento globale aumenta il contenuto energetico dell’atmosfera e rende più probabili episodi estremi di caldo.

Quando l’anticiclone si espande sull’Europa, parte già da una base termica più elevata rispetto al passato.

Di conseguenza le ondate di calore moderne risultano spesso più intense e durature rispetto a quelle osservate nel XX secolo.

Un gigantesco “coperchio” atmosferico

Per comprendere intuitivamente il funzionamento dell’anticiclone africano si può immaginare un enorme coperchio posto sopra il Mediterraneo.

L’aria che scende dall’alto:

  • comprime gli strati inferiori;
  • impedisce la formazione delle nuvole;
  • intrappola il calore vicino al suolo;
  • blocca l’arrivo delle perturbazioni.

Finché questo “coperchio” rimane in posizione, il caldo tende ad accumularsi giorno dopo giorno.

È proprio questa capacità di persistere per settimane che rende l’anticiclone africano uno dei protagonisti assoluti delle estati mediterranee contemporanee.

Bibliografia

Meteorologia e fisica dell’atmosfera

  • Ahrens, C. D., Henson, R., Meteorology Today. An Introduction to Weather, Climate and the Environment, Cengage Learning, Boston.
  • Wallace, J. M., Hobbs, P. V., Atmospheric Science: An Introductory Survey, Academic Press, Amsterdam, 2006.
  • Barry, R. G., Chorley, R. J., Atmosphere, Weather and Climate, Routledge, London.

Climatologia generale

  • Peixoto, J. P., Oort, A. H., Physics of Climate, American Institute of Physics.
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Clima del Mediterraneo

  • Lionello, P. (a cura di), The Climate of the Mediterranean Region: From the Past to the Future, Elsevier.
  • Ulbrich, U. et al., Mediterranean Climate Variability and Predictability, Elsevier.
  • Xoplaki, E., Luterbacher, J., Mediterranean Climate Extremes and Society, Elsevier.

Cambiamenti climatici e ondate di calore

  • IPCC, Climate Change 2021: The Physical Science Basis, Cambridge University Press.
  • World Meteorological Organization (WMO), State of the Global Climate Reports, edizioni annuali.
  • European Environment Agency (EEA), European Climate Risk Assessment, European Union Publications.

Fonti istituzionali e dati meteorologici

Approfondimenti divulgativi

  • Caroselli, S., Meteorologia. Manuale di osservazione e previsione del tempo atmosferico, Alpha Test.
  • Giuliacci, M., Manuale di meteorologia, Alpha Test.
  • Kandel, R., Il clima della Terra, Dedalo.

Per saperne di più

Le dinamiche dell’anticiclone africano costituiscono uno degli esempi più interessanti di interazione tra circolazione globale dell’atmosfera, caratteristiche geografiche regionali e cambiamento climatico. Comprenderne il funzionamento significa comprendere non solo il caldo estivo che interessa il Mediterraneo, ma anche i delicati equilibri energetici che regolano il sistema climatico terrestre.

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