Con l’arrivo dell’estate torna anche la stagione delle zanzare, e con essa aumenta il rischio di diffusione del virus West Nile, un’infezione che negli ultimi anni si è progressivamente stabilita in molte aree del nostro Paese. A metà luglio l’Italia risultava il Paese europeo con la più ampia diffusione geografica del virus, con 21 casi confermati distribuiti in 17 aree differenti, una situazione che ha richiamato l’attenzione delle autorità sanitarie nazionali e dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
L’invito degli esperti è chiaro: non creare allarmismi, ma rafforzare la prevenzione proprio nel periodo in cui la circolazione del virus raggiunge il suo massimo, generalmente tra luglio e settembre.
Un virus che viaggia con gli uccelli
Il West Nile virus (WNV) appartiene alla famiglia dei Flavivirus, la stessa di dengue, febbre gialla e virus Zika. Fu identificato per la prima volta nel 1937 nel distretto di West Nile, in Uganda, dal quale prende il nome.
Il suo ciclo naturale coinvolge principalmente gli uccelli selvatici, che rappresentano il serbatoio del virus. Le zanzare, soprattutto quelle del genere Culex, si infettano pungendo un uccello portatore del virus e possono successivamente trasmetterlo ad altri uccelli e, occasionalmente, all’uomo e ai cavalli.
L’essere umano è definito un ospite terminale (“dead-end host”), perché sviluppa una quantità di virus nel sangue troppo bassa per infettare altre zanzare. Per questo motivo la malattia non si trasmette da persona a persona attraverso il contatto quotidiano, né con abbracci, strette di mano o condivisione degli ambienti domestici.
L’Italia, un ambiente favorevole
Negli ultimi vent’anni il West Nile virus è diventato endemico in vaste aree dell’Europa meridionale.
L’Italia rappresenta oggi uno dei Paesi maggiormente interessati, grazie alla presenza contemporanea di diversi fattori favorevoli:
- vaste zone umide frequentate dagli uccelli migratori;
- condizioni climatiche sempre più favorevoli alla proliferazione delle zanzare;
- estati lunghe e particolarmente calde;
- elevata densità di popolazioni di Culex pipiens, la cosiddetta zanzara comune.
L’aumento delle temperature e le modificazioni climatiche stanno inoltre prolungando la stagione di attività degli insetti vettori, aumentando le possibilità di trasmissione.
Nella maggior parte dei casi non dà sintomi
Una delle caratteristiche del virus West Nile è che circa l’80% delle persone infette non sviluppa alcun sintomo.
Quando l’infezione si manifesta, nella maggior parte dei casi provoca una sindrome simil-influenzale con:
- febbre;
- mal di testa;
- dolori muscolari;
- stanchezza;
- nausea;
- talvolta un’eruzione cutanea.
Questi disturbi tendono a risolversi spontaneamente nell’arco di pochi giorni.
Quando può diventare pericoloso
Solo una piccola percentuale dei soggetti infetti sviluppa forme gravi.
Secondo le stime dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), meno dell’1% delle infezioni evolve verso una malattia neuro-invasiva, che può manifestarsi con:
- meningite;
- encefalite;
- paralisi flaccida acuta;
- convulsioni;
- alterazioni dello stato di coscienza.
Il rischio aumenta soprattutto negli anziani, nei soggetti immunodepressi e nelle persone affette da patologie croniche.
Sebbene le complicanze neurologiche siano rare, possono comportare ricovero ospedaliero e, nei casi più severi, lasciare deficit neurologici permanenti.
Diagnosi e terapia
La diagnosi viene effettuata mediante test di laboratorio che ricercano anticorpi specifici o il materiale genetico del virus.
Attualmente non esistono farmaci antivirali specifici contro il West Nile virus.
Il trattamento è quindi di tipo sintomatico e di supporto. Nei casi lievi sono sufficienti riposo, idratazione e farmaci per controllare febbre e dolore. Le forme neurologiche richiedono invece il ricovero ospedaliero e cure intensive.
Anche sul fronte della prevenzione farmacologica le opzioni sono limitate: non è ancora disponibile alcun vaccino autorizzato per l’uomo, sebbene diversi candidati siano in fase di studio clinico. Vaccini efficaci sono invece impiegati da anni nella medicina veterinaria per proteggere i cavalli.
La prevenzione resta l’arma più efficace
Poiché non esistono cure specifiche né vaccini, la strategia migliore consiste nel limitare le punture di zanzara.
Le raccomandazioni delle autorità sanitarie comprendono:
- utilizzare repellenti cutanei contenenti principi attivi efficaci;
- indossare pantaloni lunghi e maniche lunghe nelle ore serali;
- installare zanzariere alle finestre;
- utilizzare ventilatori o aria condizionata quando possibile;
- eliminare tutti i ristagni d’acqua nei sottovasi, secchi, grondaie e contenitori all’aperto, dove le zanzare depongono le uova.
Anche le amministrazioni locali svolgono un ruolo fondamentale attraverso programmi di monitoraggio entomologico e interventi di disinfestazione mirati.
Sorveglianza sempre più importante
L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea come la sorveglianza epidemiologica rappresenti uno strumento essenziale per individuare precocemente la circolazione del virus.
In Italia il monitoraggio integra dati provenienti dalla medicina umana, veterinaria ed entomologica secondo l’approccio One Health, che considera strettamente interconnesse la salute delle persone, quella degli animali e l’ambiente.
Il controllo degli uccelli selvatici, dei cavalli e delle popolazioni di zanzare consente infatti di prevedere con maggiore anticipo le aree dove il rischio di trasmissione all’uomo potrebbe aumentare.
Un fenomeno destinato a crescere?
L’espansione geografica del West Nile virus osservata negli ultimi anni riflette un fenomeno più ampio: quello delle malattie trasmesse da vettori, sempre più influenzate dai cambiamenti climatici, dalla globalizzazione e dalle modificazioni degli ecosistemi.
Gli esperti ritengono probabile che il virus continui a circolare stabilmente nell’Europa meridionale anche negli anni futuri. Per questo motivo sarà fondamentale investire nella ricerca di vaccini, nel potenziamento della sorveglianza epidemiologica e nella sensibilizzazione della popolazione.
Il messaggio, tuttavia, resta rassicurante: il West Nile virus è un’infezione generalmente benigna e nella grande maggioranza dei casi decorre senza sintomi o con manifestazioni lievi. Adottare semplici misure di protezione contro le punture di zanzara rimane il modo più efficace per ridurre il rischio di infezione.
Bibliografia
- World Health Organization (WHO). West Nile virus. Fact Sheet, aggiornamenti 2025.
- European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). West Nile virus infection. Annual Epidemiological Report e Weekly Updates, 2025.
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