L’obiettivo dichiarato è ridurre la burocrazia e rendere più rapide le procedure di autorizzazione dei prodotti fitosanitari nell’Unione europea. Ma secondo un gruppo di 29 ricercatori appartenenti a 20 istituzioni scientifiche europee, il prezzo di questa semplificazione potrebbe essere troppo elevato. È questo il messaggio contenuto in un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, nel quale gli studiosi mettono in guardia contro gli effetti del nuovo pacchetto legislativo “Omnibus” proposto dalla Commissione europea.
Tra i firmatari figura anche Simone Tosi del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino, che insieme ai colleghi invita le istituzioni europee a non sacrificare il rigore scientifico sull’altare della semplificazione amministrativa.
Una riforma che divide
Presentata dalla Commissione europea il 16 dicembre 2025, la proposta di revisione del Regolamento (CE) n. 1107/2009 mira a snellire il sistema di autorizzazione dei pesticidi, riducendo tempi e oneri burocratici per imprese e autorità nazionali. L’intento è quello di rendere il mercato più efficiente e favorire l’introduzione di prodotti innovativi, compresi quelli destinati al biocontrollo.
Secondo gli autori dell’analisi pubblicata su Science, tuttavia, alcune delle modifiche previste rischiano di indebolire proprio i meccanismi di tutela ambientale che hanno caratterizzato la normativa europea negli ultimi quindici anni.
Il punto più controverso riguarda la possibilità di concedere autorizzazioni a tempo indeterminato per numerose sostanze attive. Verrebbe così eliminato il principio della revisione periodica, che oggi consente di rivalutare un principio attivo alla luce delle nuove conoscenze scientifiche e delle evidenze raccolte durante il suo impiego sul campo. Secondo gli studiosi, è proprio grazie a questo sistema che negli ultimi anni diverse sostanze considerate inizialmente sicure sono state successivamente limitate o ritirate dal mercato dopo la scoperta di effetti nocivi su salute e ambiente.
Le lacune della valutazione del rischio
Il lavoro pubblicato su Science evidenzia inoltre alcune criticità già presenti nell’attuale sistema di valutazione del rischio ecotossicologico.
Le procedure regolatorie, osservano gli autori, continuano a concentrarsi su un numero limitato di specie modello e non considerano adeguatamente numerosi organismi non bersaglio, tra cui anfibi, rettili, pipistrelli e molti impollinatori selvatici, fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi agricoli.
Un’altra debolezza riguarda il cosiddetto “effetto cocktail”. Nella pratica agricola, infatti, i campi vengono spesso trattati con più fitofarmaci contemporaneamente o in successione, ma le valutazioni autorizzative esaminano prevalentemente le sostanze singolarmente. Gli effetti cumulativi e le possibili interazioni tra diversi pesticidi rimangono ancora largamente sottostimati, nonostante la crescente letteratura scientifica ne evidenzi la rilevanza ecologica e sanitaria.
Più trasparenza e monitoraggio continuo
I ricercatori non si limitano alla critica, ma avanzano una serie di proposte concrete per rendere il sistema europeo più efficace senza rinunciare alle garanzie di sicurezza.
Tra le raccomandazioni figurano:
- rendere accessibili in modalità open access i dati utilizzati negli studi regolatori;
- rafforzare l’impiego della ricerca indipendente nella valutazione scientifica;
- istituire programmi sistematici di monitoraggio ambientale dopo l’immissione in commercio dei pesticidi;
- collegare stabilmente i dati raccolti sul territorio alle successive revisioni delle autorizzazioni.
Secondo gli autori, una valutazione del rischio realmente dinamica dovrebbe integrare le conoscenze prodotte dalla ricerca con le informazioni provenienti dal monitoraggio ambientale, consentendo di individuare tempestivamente eventuali effetti inattesi e di aggiornare le decisioni regolatorie.
Il principio di precauzione resta centrale
«Semplificare non deve significare abbassare il livello delle evidenze scientifiche», sottolinea Simone Tosi dell’Università di Torino, tra i firmatari dell’articolo.
Il messaggio lanciato dai ricercatori è che efficienza amministrativa e tutela ambientale non sono obiettivi incompatibili. Al contrario, un sistema regolatorio fondato su dati scientifici trasparenti, revisioni periodiche e monitoraggio continuo rappresenta una condizione essenziale per promuovere un’agricoltura realmente sostenibile.
La protezione della biodiversità, degli insetti impollinatori, della qualità delle acque e, indirettamente, della salute umana dipende infatti dalla capacità delle istituzioni di aggiornare costantemente le proprie decisioni sulla base delle migliori conoscenze disponibili. In un contesto caratterizzato da cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e crescente pressione sugli ecosistemi agricoli, la comunità scientifica invita l’Europa a non confondere la semplificazione normativa con un indebolimento delle garanzie di sicurezza.
Bibliografia essenziale
- Wintermantel D. et al. EU Omnibus proposal increases pesticide risks. Science, 2026. DOI: 10.1126/science.aeg8744.
- Commissione Europea. Proposta di modifica del Regolamento (CE) n. 1107/2009 nell’ambito del pacchetto “Omnibus” per la semplificazione della normativa su alimenti e mangimi (16 dicembre 2025).
- Scientific Statement on Pesticides in the Omnibus Package, lettera aperta alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, dicembre 2025.
- Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari.





