Come la crisi finanziaria della monarchia francese preparò la Rivoluzione del 1789

La Rivoluzione francese viene tradizionalmente spiegata attraverso la diffusione delle idee illuministiche, la crisi dell’assolutismo, la miseria delle campagne e l’ascesa della borghesia. Tutti fattori reali. Tuttavia, come sottolinea Alessandro Barbero nelle sue lezioni dedicate alla Francia del Settecento, esiste una causa meno appariscente ma decisiva: il fallimento finanziario della monarchia.

Quando Luigi XVI convocò gli Stati Generali nel maggio del 1789 non lo fece per concedere nuove libertà politiche. Lo fece perché lo Stato era sostanzialmente insolvente. Il re aveva bisogno di nuove imposte per continuare a pagare gli interessi sul debito.

Fu una crisi di bilancio a trasformarsi nella più importante rivoluzione politica dell’età moderna.

Un debito nato con le guerre del Re Sole

Nel Seicento la Francia era il Paese più ricco e popoloso d’Europa. Con oltre venti milioni di abitanti produceva circa un quinto dell’intera ricchezza del continente.

Questa enorme capacità economica consentì a Luigi XIV di costruire il più grande esercito europeo, mantenere la splendida corte di Versailles e sostenere quasi cinquant’anni di guerre.

Le campagne militari contro l’Olanda, l’Impero asburgico, la Lega d’Augusta e infine la Guerra di successione spagnola assorbirono risorse immense.

Il ministro Jean-Baptiste Colbert cercò di finanziare questa politica attraverso un rafforzamento dell’amministrazione fiscale e una crescita dell’economia nazionale, ma il costo delle guerre superò sistematicamente le entrate.

Alla morte di Luigi XIV, nel 1715, il debito della Corona aveva raggiunto circa 2 miliardi di lire tornesi, una cifra enorme per l’epoca, pari a circa dieci anni di entrate ordinarie dello Stato.

Un fisco incapace di sostenere lo Stato

Il problema non era soltanto la dimensione del debito.

Era la debolezza del sistema fiscale.

Le entrate ordinarie della monarchia oscillavano, nel corso del Settecento, fra 450 e 550 milioni di lire annue, ma una parte consistente non arrivava nemmeno direttamente al Tesoro.

La riscossione delle imposte era infatti affidata a società private, i cosiddetti Fermiers Généraux, che trattenevano una quota significativa degli incassi.

Inoltre, il sistema tributario era profondamente diseguale.

Il clero era quasi totalmente esente.

La nobiltà godeva di numerosi privilegi fiscali.

L’onere principale ricadeva sul Terzo Stato.

In termini moderni, la Francia possedeva una base imponibile enorme ma uno Stato incapace di tassarla in modo efficiente.

Il confronto con l’Inghilterra

Il confronto con la Gran Bretagna è illuminante.

Anche Londra aveva un debito pubblico elevatissimo.

Alla fine della Guerra dei sette anni il debito britannico superava addirittura il 180% del prodotto nazionale, una percentuale probabilmente superiore a quella francese.

Eppure nessuno dubitava della solvibilità inglese.

Perché?

Perché il Parlamento controllava il bilancio, autorizzava le imposte e garantiva ai creditori stabilità istituzionale.

Dal 1694 la Bank of England assicurava inoltre una gestione ordinata del debito pubblico.

Gli investitori erano convinti che il governo avrebbe sempre onorato i propri impegni.

In Francia, invece, il credito dipendeva esclusivamente dall’autorità del sovrano.

La spirale del debito

Durante tutto il XVIII secolo ogni conflitto aumentò l’indebitamento.

La Guerra di successione austriaca.

La Guerra dei sette anni.

Infine la Guerra d’indipendenza americana.

Quest’ultima rappresentò il colpo definitivo.

Tra il 1778 e il 1783 la Francia spese oltre 1,2 miliardi di lire, quasi interamente finanziati mediante prestiti.

Il debito complessivo superò i 4 miliardi di lire, circa il doppio rispetto all’inizio del secolo.

Ma il dato realmente impressionante riguarda il costo annuale del servizio del debito.

Quando metà delle tasse serve solo a pagare gli interessi

Nel 1788 le entrate complessive dello Stato ammontavano a circa 503 milioni di lire.

Di queste:

  • circa 318 milioni erano destinati esclusivamente al pagamento degli interessi sul debito;
  • altri 50-60 milioni servivano per rimborsi e spese finanziarie.

In pratica oltre il 60% delle entrate ordinarie veniva assorbito dalla gestione del debito pubblico.

Restavano meno di duecento milioni per finanziare:

  • esercito;
  • marina;
  • amministrazione;
  • opere pubbliche;
  • corte;
  • diplomazia.

Lo Stato era entrato in una spirale da cui non riusciva più a uscire.

Ogni nuovo prestito serviva principalmente a pagare gli interessi dei precedenti.

Oggi parleremmo di una classica trappola del debito.

I ministri delle finanze e il fallimento delle riforme

I migliori economisti del regno compresero perfettamente il problema.

Anne Robert Jacques Turgot fu il primo a proporre l’abolizione dei privilegi fiscali.

Gli succedettero Jacques Necker, Charles Alexandre de Calonne e Loménie de Brienne.

Tutti arrivarono alla stessa conclusione.

Per salvare la monarchia era necessario tassare anche nobiltà e clero.

Le riforme furono sistematicamente bloccate dai Parlamenti, dagli ordini privilegiati e dalla stessa aristocrazia.

Paradossalmente, la monarchia assoluta si dimostrò incapace di imporre una riforma fiscale ai propri privilegiati.

La bancarotta politica

Nel 1788 il Tesoro sospese numerosi pagamenti.

La fiducia dei creditori crollò.

Lo Stato non riusciva più a collocare nuovi prestiti.

Per ottenere nuove entrate Luigi XVI fu costretto a convocare gli Stati Generali, assenti dalla vita politica francese dal 1614.

Era una misura straordinaria.

Il re chiedeva nuove tasse.

Il Terzo Stato chiese una nuova Costituzione.

La crisi finanziaria si trasformò rapidamente in crisi istituzionale.

Nel giro di pochi mesi il potere monarchico cessò di essere assoluto.

Una lezione economica ancora attuale

Gli storici concordano nel ritenere che la crisi del debito non fu l’unica causa della Rivoluzione.

Le idee dell’Illuminismo, la crescita della borghesia, le tensioni sociali e la crisi agricola del 1788 furono altrettanto importanti.

Ma il dissesto delle finanze pubbliche rappresentò il detonatore.

Senza quella crisi Luigi XVI non avrebbe avuto alcuna ragione di convocare gli Stati Generali.

Come osserva Alessandro Barbero, la Rivoluzione francese nacque perché lo Stato non era più in grado di finanziarsi.

Il paradosso è evidente.

La Francia era il Paese più ricco d’Europa, ma possedeva uno dei sistemi fiscali meno efficienti.

Non fu la mancanza di ricchezza a provocare la caduta della monarchia.

Fu l’incapacità politica di trasformare quella ricchezza in entrate pubbliche sufficienti a sostenere il costo di un debito ormai fuori controllo.


Alcuni dati significativi

Anno Debito pubblico stimato Entrate ordinarie Rapporto debito/entrate
1715 circa 2 miliardi di lire circa 200 milioni circa 10:1
1788 circa 4 miliardi di lire 503 milioni circa 8:1

Servizio del debito nel 1788

  • Entrate dello Stato: 503 milioni di lire
  • Interessi sul debito: 318 milioni
  • Quota delle entrate destinata agli interessi: 63%
  • Entrate residue per il funzionamento dello Stato: 185 milioni

Questi numeri spiegano meglio di qualsiasi discorso perché la monarchia francese fosse giunta a un punto di non ritorno.


Bibliografia

Alessandro Barbero

  • Barbero A., La Rivoluzione francese (lezioni e conferenze).
  • Barbero A., Donne, madonne, mercanti e cavalieri, Laterza.

Studi specialistici

  • William Doyle, Origins of the French Revolution, Oxford University Press.
  • William Doyle, The Oxford History of the French Revolution, Oxford University Press.
  • François Furet, La Rivoluzione francese, Laterza.
  • Georges Lefebvre, La Rivoluzione francese, Einaudi.
  • Eugene N. White, The French Revolution and the Politics of Government Finance, 1770–1815, Journal of Economic History.
  • James B. Collins, The State in Early Modern France, Cambridge University Press.
  • John Brewer, The Sinews of Power, Harvard University Press.
  • David Stasavage, Public Debt and the Birth of the Democratic State, Cambridge University Press.

Trending

Scopri di più da Egregore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere