Dopo la rivoluzione di CRISPR, la biologia molecolare apre un nuovo capitolo. L’obiettivo non è più correggere il codice genetico, ma regolare l’attività dei geni agendo sull’epigenoma, il sofisticato sistema di interruttori chimici che decide quali informazioni del nostro patrimonio genetico debbano essere lette e quali restino silenziose. Una strategia che potrebbe rendere le terapie più sicure, reversibili e adatte a combattere malattie finora difficili da trattare.

Per oltre un decennio il nome CRISPR è stato sinonimo di rivoluzione genetica. La tecnica di editing del DNA, premiata con il Nobel per la Chimica nel 2020 a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, ha trasformato il modo di concepire la medicina molecolare, rendendo possibile correggere errori nel patrimonio genetico con una precisione fino a pochi anni fa impensabile.

Oggi, però, la ricerca sembra pronta a compiere un ulteriore salto evolutivo.

La nuova parola chiave è editing epigenetico. Non si tratta più di intervenire sulla sequenza delle basi del DNA – il celebre codice composto da adenina, timina, citosina e guanina – bensì di modificare i segnali chimici che ne regolano il funzionamento. È una differenza sottile solo in apparenza: equivale a distinguere tra riscrivere il testo di un libro e cambiare le istruzioni che stabiliscono quali capitoli debbano essere letti.

Oltre il DNA: il ruolo dell’epigenoma

Ogni cellula del nostro organismo contiene praticamente lo stesso patrimonio genetico. Eppure una cellula del fegato è profondamente diversa da un neurone o da una fibra muscolare.

La spiegazione risiede nell’epigenoma, l’insieme delle modificazioni chimiche che controllano l’espressione dei geni.

Questi marcatori – principalmente gruppi metilici sul DNA e modificazioni delle proteine istoniche attorno alle quali il DNA è avvolto – funzionano come una sofisticata centrale di regolazione. Alcuni geni vengono attivati, altri silenziati, altri ancora modulati in funzione delle esigenze dell’organismo.

Il genoma rappresenta quindi il progetto architettonico della vita, mentre l’epigenoma ne dirige l’esecuzione.

Quando questo delicato sistema di regolazione si altera possono comparire numerose patologie: tumori, malattie metaboliche, disturbi neurologici e infezioni croniche sono spesso accompagnati da profonde modificazioni epigenetiche.

Da forbici molecolari a interruttori biologici

L’idea che sta alla base dell’editing epigenetico nasce proprio dall’evoluzione della tecnologia CRISPR.

Nel 2013 Stanley Qi, allora ricercatore nel laboratorio di Jennifer Doudna all’Università della California di Berkeley, sviluppò una versione innovativa della proteina Cas9.

La normale Cas9 funziona come una forbice molecolare: guidata da una piccola molecola di RNA, raggiunge una precisa sequenza del DNA e la taglia.

Qi eliminò invece la capacità di taglio della proteina, ottenendo una cosiddetta dead Cas9 (dCas9): una proteina ancora perfettamente capace di riconoscere il bersaglio genetico, ma ormai incapace di recidere il DNA.

Questa piattaforma divenne una sorta di “GPS molecolare”. Agganciando alla dCas9 enzimi in grado di aggiungere o rimuovere marcatori epigenetici, i ricercatori poterono trasformare le forbici genetiche in autentici interruttori biologici.

L’effetto è paragonabile al mixer utilizzato da un tecnico del suono: invece di modificare la registrazione originale, si regolano i volumi delle diverse tracce, amplificando o attenuando ciascun gene senza alterarne la struttura.

Un approccio potenzialmente più sicuro

Uno degli aspetti che rende particolarmente promettente questa tecnologia riguarda la sicurezza.

L’editing genetico tradizionale comporta inevitabilmente la rottura del DNA. Sebbene i sistemi attuali siano estremamente accurati, rimane sempre una minima possibilità che si verifichino modifiche indesiderate in regioni non previste del genoma.

L’editing epigenetico evita completamente questo passaggio.

Non essendoci alcun taglio del DNA, diminuisce il rischio di mutazioni fuori bersaglio e di riarrangiamenti cromosomici. Inoltre, almeno in linea teorica, molte modificazioni epigenetiche potrebbero essere reversibili, consentendo di correggere o modulare l’effetto terapeutico nel tempo.

È una differenza che potrebbe avere importanti implicazioni sia sul piano della sicurezza sia su quello etico.

Le prime applicazioni cliniche

Quella che fino a pochi anni fa sembrava una prospettiva futuristica sta rapidamente entrando nella sperimentazione clinica.

Uno dei programmi più avanzati riguarda il controllo del metabolismo del colesterolo.

Attraverso nanoparticelle lipidiche, analoghe a quelle utilizzate nei vaccini a mRNA, viene trasportato nelle cellule epatiche un sistema di editing epigenetico progettato per silenziare il gene responsabile della produzione della proteina PCSK9.

Questa proteina regola il numero dei recettori per il colesterolo LDL presenti sulle cellule del fegato. Ridurne l’espressione significa aumentare la capacità dell’organismo di eliminare il cosiddetto “colesterolo cattivo” dal sangue, offrendo una possibile nuova strategia terapeutica per milioni di persone affette da ipercolesterolemia.

Una nuova arma contro l’epatite B

Un secondo campo di applicazione riguarda una delle infezioni virali più diffuse al mondo.

L’epatite B cronica interessa circa 240 milioni di persone e rappresenta una delle principali cause di cirrosi epatica e carcinoma del fegato.

Le terapie oggi disponibili riescono a controllare la replicazione del virus, ma raramente ottengono la guarigione definitiva.

Il motivo è biologicamente complesso: parte del materiale genetico virale rimane stabilmente integrato nelle cellule del fegato, continuando a rappresentare una sorgente di nuove particelle virali.

L’editing epigenetico punta invece a spegnere selettivamente questi frammenti genomici, inducendo un silenziamento stabile dell’attività del virus senza alterare il DNA dell’ospite.

Le prime somministrazioni sperimentali sull’uomo rappresentano un passaggio cruciale per valutare la sicurezza e l’efficacia di questo approccio.

Una rivoluzione ancora agli inizi

Come ogni tecnologia emergente, anche l’editing epigenetico dovrà affrontare importanti sfide.

Occorrerà verificare la durata degli effetti nel tempo, la precisione con cui sarà possibile controllare l’attivazione o il silenziamento dei geni e l’eventuale comparsa di effetti indesiderati a lungo termine.

Resta inoltre aperta la questione della complessità biologica dell’epigenoma, un sistema estremamente dinamico, influenzato dall’età, dall’alimentazione, dall’ambiente e perfino dalle condizioni psicologiche.

Proprio questa plasticità, tuttavia, rappresenta anche la sua forza: se il DNA è il testo della nostra storia biologica, l’epigenoma è il modo in cui quella storia viene raccontata.

La medicina del futuro potrebbe parlare il linguaggio dell’epigenetica

Negli ultimi vent’anni la biologia ha progressivamente abbandonato una visione deterministica del genoma.

Oggi sappiamo che possedere un determinato gene non significa necessariamente esprimerlo, così come non tutti i geni devono essere permanentemente attivi.

L’editing epigenetico porta questa consapevolezza a un livello superiore. Invece di correggere il libro della vita, cerca di insegnare alle cellule a leggerlo in modo diverso.

Se le promesse saranno confermate dagli studi clinici, la medicina del futuro potrebbe non limitarsi più a riparare il DNA, ma imparare a dirigere con precisione l’orchestra dei geni, modulandone l’attività con la delicatezza di un direttore d’orchestra più che con la forza di un chirurgo molecolare.

Bibliografia essenziale

  • Qi, L. S., Larson, M. H., Gilbert, L. A., et al. (2013). Repurposing CRISPR as an RNA-guided platform for sequence-specific control of gene expression. Cell, 152(5), 1173–1183.
  • Gilbert, L. A., Larson, M. H., Morsut, L., et al. (2013). CRISPR-mediated modular RNA-guided regulation of transcription in eukaryotes. Cell, 154(2), 442–451.
  • Doudna, J. A., & Charpentier, E. (2014). The new frontier of genome engineering with CRISPR-Cas9. Science, 346(6213), 1258096.
  • Segal, D. J., et al. (2023). Epigenome editing: state of the art, principles and perspectives. Nature Reviews Genetics.
  • Weintraub, A. S., et al. (2024). Therapeutic epigenome editing for human disease. Nature Biotechnology.
  • World Health Organization (WHO). Hepatitis B – Fact Sheet (ultimo aggiornamento disponibile).
  • National Institutes of Health (NIH). PCSK9 and cholesterol metabolism.

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