Per secoli la peste è stata considerata la grande protagonista delle tragedie medievali. L’immaginario collettivo la associa alla “Morte Nera” del XIV secolo, che cancellò in pochi anni quasi un terzo della popolazione europea. Oggi, però, l’archeogenetica ci racconta una storia molto più antica. Il batterio responsabile della peste, Yersinia pestis, circolava infatti nel continente europeo almeno cinquemila e cinquecento anni fa, modificando probabilmente la demografia, le migrazioni e perfino l’evoluzione genetica delle popolazioni umane.
L’espressione “che la peste ti colga”, ancora oggi usata come maledizione, conserva inconsapevolmente la memoria di uno dei più potenti fattori selettivi della storia dell’umanità.
Una malattia più antica delle piramidi
Per lungo tempo gli studiosi hanno ritenuto che la peste fosse comparsa relativamente tardi nella storia. Le moderne tecniche di sequenziamento del DNA antico hanno invece ribaltato questa convinzione.
Analizzando resti umani provenienti da necropoli dell’Eurasia, numerosi gruppi di ricerca hanno individuato tracce genetiche di Yersinia pestis risalenti al Neolitico finale e all’Età del Bronzo, tra il 3300 e il 2500 a.C.
Non si tratta soltanto della presenza del batterio: è stato possibile ricostruirne l’intero genoma, seguendone l’evoluzione nel corso dei millenni.
Le prime forme di peste erano probabilmente meno efficienti nella trasmissione rispetto a quelle medievali. Mancavano infatti alcuni geni che consentono al batterio di colonizzare l’intestino delle pulci, trasformandole nel principale vettore dell’infezione. La diffusione avveniva quindi soprattutto attraverso contatti diretti tra esseri umani o con animali infetti.
Una pandemia dimenticata
Le nuove ricerche suggeriscono che, circa 5.000 anni fa, vaste regioni dell’Europa furono interessate da epidemie ricorrenti.
Le conseguenze potrebbero essere state enormi.
In quello stesso periodo si osserva un radicale cambiamento nella composizione genetica delle popolazioni europee, con l’espansione dei gruppi provenienti dalle steppe pontico-caspiche, tradizionalmente associati alla cultura Yamnaya.
Per anni questo fenomeno è stato interpretato quasi esclusivamente come il risultato di migrazioni e conquiste militari.
Oggi prende corpo un’ipotesi più complessa: le epidemie potrebbero avere ridotto drasticamente le popolazioni agricole neolitiche, creando un vuoto demografico che facilitò l’espansione dei nuovi gruppi umani.
Non sarebbe quindi stata soltanto la superiorità tecnologica o militare a cambiare il volto dell’Europa, ma anche un invisibile alleato: un batterio.
L’evoluzione scritta nel DNA
Ogni epidemia lascia una firma nel patrimonio genetico delle popolazioni.
Le persone portatrici di varianti genetiche capaci di offrire anche una minima protezione sopravvivono più facilmente e trasmettono tali caratteristiche ai propri discendenti.
È il principio fondamentale della selezione naturale.
Studi recenti mostrano come numerosi geni coinvolti nella risposta immunitaria abbiano subito forti pressioni selettive proprio durante le grandi epidemie del passato.
Alcune mutazioni che oggi influenzano la suscettibilità alle malattie autoimmuni potrebbero rappresentare il prezzo evolutivo pagato per avere resistito meglio alla peste.
In altre parole, il nostro sistema immunitario è anche il prodotto di migliaia di anni di lotta contro agenti patogeni ormai quasi scomparsi.
Dalla peste di Giustiniano alla Morte Nera
La storia documentata della peste è scandita da tre grandi pandemie.
La prima è la cosiddetta peste di Giustiniano, esplosa nel VI secolo durante l’Impero Bizantino, che contribuì all’indebolimento dell’impero e modificò gli equilibri del Mediterraneo.
La seconda è la celebre Morte Nera del XIV secolo, probabilmente la più devastante epidemia della storia europea, con una mortalità che in alcune regioni superò il cinquanta per cento della popolazione.
La terza pandemia iniziò invece nella seconda metà dell’Ottocento, diffondendosi dalla Cina al resto del mondo grazie ai traffici commerciali globali. Fu proprio durante questa fase che Alexandre Yersin identificò il batterio responsabile, al quale venne successivamente attribuito il nome di Yersinia pestis.
Il microbioma della storia
Le moderne tecniche di paleogenomica stanno trasformando profondamente la ricerca storica.
Per secoli gli archeologi hanno ricostruito il passato studiando oggetti, monumenti e testi.
Oggi è possibile interrogare direttamente il DNA conservato nelle ossa e nei denti.
Non leggiamo più soltanto ciò che gli uomini hanno scritto della propria storia; leggiamo anche ciò che hanno lasciato impresso i microrganismi.
Ogni individuo antico diventa così un archivio biologico capace di raccontare malattie, migrazioni, alimentazione, rapporti di parentela e adattamenti ambientali.
È una rivoluzione metodologica che unisce archeologia, biologia molecolare, medicina evolutiva e storia.
Una lezione ancora attuale
L’esperienza della pandemia da Covid-19 ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il ruolo delle malattie infettive.
Le ricerche sulla peste antica ricordano tuttavia una verità spesso dimenticata: virus e batteri non sono semplici comparse della storia umana.
Ne sono stati protagonisti.
Hanno determinato la caduta di imperi, favorito migrazioni, modificato il patrimonio genetico delle popolazioni e influenzato persino lo sviluppo delle civiltà.
La storia dell’uomo non può più essere raccontata soltanto attraverso guerre, re e rivoluzioni.
Occorre aggiungere un nuovo protagonista: il mondo invisibile dei microrganismi.
E forse è proprio questo il messaggio più affascinante dell’archeogenetica contemporanea: comprendere il nostro passato significa anche imparare a leggere l’evoluzione condivisa tra l’uomo e i suoi antichissimi compagni di viaggio, i microbi.
Bibliografia essenziale
- Allentoft M.E. et al., Population genomics of post-glacial western Eurasia, Nature, 2024.
- Rasmussen S. et al., Early Divergent Strains of Yersinia pestis in Eurasia 5,000 Years Ago, Cell, 2015.
- Spyrou M.A. et al., The source of the Black Death in fourteenth-century central Eurasia, Nature, 2022.
- Spyrou M.A., Bos K.I., Herbig A., Krause J., Ancient pathogen genomics as an emerging tool for infectious disease research, Nature Reviews Genetics, 2019.
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- Bramanti B. et al., Genetic susceptibility to infectious disease and human evolution, Current Opinion in Genetics & Development, 2016.
- Perry R.D., Fetherston J.D., Yersinia pestis: etiologic agent of plague, Clinical Microbiology Reviews, 1997.
- WHO – Plague Fact Sheet.





