A poco più di cinque anni dalla loro introduzione nella pratica clinica, i vaccini a mRNA rappresentano una delle innovazioni più significative nella storia della medicina moderna. Sviluppati e autorizzati in tempi record durante la pandemia di COVID-19, hanno contribuito a ridurre drasticamente il numero di ricoveri e decessi causati da SARS-CoV-2, salvando milioni di vite in tutto il mondo. Il loro successo, tuttavia, non ha esaurito le domande della ricerca: comprendere nel dettaglio come questi vaccini attivino il sistema immunitario è oggi la chiave per progettare una nuova generazione di vaccini ancora più efficaci e meglio tollerati.

Una recente review pubblicata su Nature da ricercatori dell’Università della Pennsylvania – uno dei centri che ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo della tecnologia a mRNA – sintetizza le conoscenze acquisite negli ultimi anni e individua le principali sfide ancora aperte.

Un messaggero che insegna alle cellule

Il principio di funzionamento dei vaccini a mRNA è ormai noto. Invece di introdurre nell’organismo una proteina virale o un virus inattivato, essi forniscono alle cellule le istruzioni genetiche necessarie per produrre temporaneamente una specifica proteina del patogeno, nel caso del COVID-19 la proteina Spike. Una volta sintetizzata, questa proteina viene riconosciuta dal sistema immunitario come estranea, inducendo una risposta protettiva senza provocare la malattia.

Affinché questo processo possa avvenire, però, l’mRNA deve essere protetto durante il tragitto verso le cellule. Qui entrano in gioco le nanoparticelle lipidiche (Lipid Nanoparticles, LNP), microscopici involucri costituiti da lipidi che impediscono la degradazione dell’mRNA e ne facilitano l’ingresso nelle cellule.

Per lungo tempo le nanoparticelle lipidiche sono state considerate principalmente un sistema di trasporto. Oggi sappiamo che il loro ruolo è molto più complesso.

Il doppio motore della risposta immunitaria

L’efficacia dei vaccini a mRNA nasce dall’attivazione coordinata dei due grandi compartimenti del sistema immunitario: l’immunità innata e quella adattativa.

L’immunità innata costituisce la prima linea di difesa dell’organismo. Agisce rapidamente, riconoscendo segnali di pericolo attraverso specifici recettori presenti sulle cellule immunitarie. Nei vaccini a mRNA, questa fase iniziale viene stimolata sia dalla molecola di RNA sia dalle nanoparticelle lipidiche che la trasportano.

Le LNP, infatti, non svolgono una funzione puramente meccanica. Si comportano anche come adiuvanti immunologici, ossia sostanze capaci di amplificare la risposta del sistema immunitario. L’infiammazione locale che si sviluppa nel sito di inoculo richiama cellule dendritiche, monociti e altre cellule dell’immunità innata, creando l’ambiente ideale per l’attivazione della risposta adattativa.

È proprio quest’ultima a garantire la protezione a lungo termine, attraverso la produzione di anticorpi neutralizzanti da parte dei linfociti B e l’attivazione dei linfociti T, fondamentali sia per eliminare le cellule infettate sia per costruire una memoria immunologica duratura.

Molti meccanismi sono ancora da chiarire

Nonostante gli straordinari progressi compiuti negli ultimi anni, il quadro è tutt’altro che completo.

Una delle questioni ancora aperte riguarda il modo in cui il sistema immunitario riconosce esattamente le nanoparticelle lipidiche. I ricercatori hanno identificato numerose vie di segnalazione coinvolte, ma non è ancora stato definito quali siano i recettori cellulari responsabili dell’avvio della risposta immunitaria né quale sia il contributo relativo dei diversi tipi cellulari.

Anche il percorso che porta alla formazione di una risposta immunitaria ottimale rimane oggetto di studio. Comprendere con precisione quali cellule orchestrino l’attivazione dei linfociti T e B potrebbe consentire di progettare formulazioni vaccinali molto più efficienti.

Queste conoscenze sono particolarmente importanti perché la piattaforma a mRNA non è destinata esclusivamente alle malattie infettive. Sono infatti in sviluppo vaccini terapeutici contro numerose forme di tumore, oltre a candidati vaccinali contro HIV, malaria, tubercolosi e altri patogeni per i quali le strategie tradizionali hanno finora ottenuto risultati limitati.

La sfida: separare efficacia ed effetti collaterali

Tra gli aspetti di maggiore interesse emerge la possibilità di distinguere due fenomeni strettamente collegati ma non necessariamente inseparabili: immunogenicità e reattogenicità.

L’immunogenicità rappresenta la capacità del vaccino di indurre una risposta protettiva efficace. La reattogenicità, invece, comprende gli effetti indesiderati prevedibili che accompagnano l’attivazione del sistema immunitario, come dolore nel sito di iniezione, febbre, stanchezza o dolori muscolari.

Queste manifestazioni sono generalmente transitorie e riflettono l’attivazione delle difese immunitarie. Tuttavia, uno degli obiettivi della ricerca consiste nel capire se sia possibile mantenere elevata l’efficacia immunologica riducendo contemporaneamente l’intensità delle reazioni avverse.

Per raggiungere questo risultato sarà necessario comprendere quali componenti delle nanoparticelle lipidiche contribuiscano maggiormente all’attivazione immunitaria e quali siano invece responsabili della risposta infiammatoria sistemica. La possibilità di modificare la composizione dei lipidi, la loro struttura chimica o la distribuzione nei tessuti potrebbe consentire di ottenere vaccini più selettivi e meglio tollerati.

Una piattaforma destinata a evolvere

La pandemia ha rappresentato il banco di prova di una tecnologia sviluppata nell’arco di diversi decenni. Oggi il lavoro dei ricercatori si concentra non più soltanto sull’emergenza, ma sul perfezionamento della piattaforma.

L’obiettivo è realizzare vaccini capaci di stimolare risposte immunitarie sempre più precise, durature e personalizzabili, adattabili rapidamente all’emergere di nuovi agenti patogeni o a esigenze terapeutiche completamente diverse, come l’oncologia.

La review dell’Università della Pennsylvania sottolinea come molte delle risposte fondamentali siano ancora da ottenere. Paradossalmente, proprio il grande successo clinico dei vaccini a mRNA ha aperto una nuova stagione della ricerca immunologica: comprendere fino in fondo il dialogo tra RNA, nanoparticelle lipidiche e sistema immunitario non significa soltanto migliorare i vaccini contro il COVID-19, ma costruire le basi della vaccinologia del futuro.

Bibliografia

  • Alameh M.G., Weissman D., Pardi N. Mechanisms of immune responses induced by mRNA–lipid nanoparticle vaccines. Nature. 2025. (Review).
  • Karikó K., Buckstein M., Ni H., Weissman D. Suppression of RNA recognition by Toll-like receptors: the impact of nucleoside modification on the therapeutic potential of RNA. Immunity. 2005;23(2):165-175.
  • Pardi N., Hogan M.J., Porter F.W., Weissman D. mRNA vaccines — a new era in vaccinology. Nature Reviews Drug Discovery. 2018;17:261-279.
  • Hou X., Zaks T., Langer R., Dong Y. Lipid nanoparticles for mRNA delivery. Nature Reviews Materials. 2021;6:1078-1094.
  • Nance K.D., Meier J.L. Modifications in an emergency: the role of N1-methylpseudouridine in COVID-19 vaccines. ACS Central Science. 2021;7(5):748-756.
  • Polack F.P., Thomas S.J., Kitchin N., et al. Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine. New England Journal of Medicine. 2020;383:2603-2615.
  • Baden L.R., El Sahly H.M., Essink B., et al. Efficacy and Safety of the mRNA-1273 SARS-CoV-2 Vaccine. New England Journal of Medicine. 2021;384:403-416.

Trending

Scopri di più da Egregore

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere