Tra le poche conseguenze positive della pandemia di Covid-19 vi è stata un’accelerazione senza precedenti della ricerca biomedica. A distanza di alcuni anni dall’inizio della più grande campagna vaccinale della storia, disponiamo finalmente di dati sufficientemente solidi per valutare con equilibrio benefici, limiti e rischi dei vaccini a mRNA. Una recente review pubblicata su The Lancet e commentata da Giuseppe Remuzzi sul Corriere della Sera – La Lettura offre una sintesi delle conoscenze maturate dopo miliardi di dosi somministrate.


Dall’emergenza alla valutazione scientifica

Nel dicembre 2020 iniziarono le prime vaccinazioni con i preparati a mRNA sviluppati da Pfizer-BioNTech e Moderna. Mai nella storia della medicina un vaccino era stato progettato, sperimentato, autorizzato e distribuito in tempi tanto rapidi.

Questa rapidità alimentò entusiasmo ma anche diffidenza. Da una parte vi erano coloro che consideravano i vaccini completamente sicuri; dall’altra chi li riteneva sperimentali o addirittura pericolosi.

Oggi, dopo miliardi di dosi somministrate in tutto il mondo, la situazione è profondamente diversa. La disponibilità di enormi quantità di dati clinici permette finalmente una valutazione basata sulle evidenze e non sulle opinioni.

Come sottolinea Giuseppe Remuzzi nel suo articolo pubblicato su La Lettura del 12 luglio 2026, la review comparsa su The Lancet rappresenta probabilmente una delle più complete analisi mai realizzate sulla tecnologia mRNA applicata alla vaccinazione contro il SARS-CoV-2.

Come funzionano realmente i vaccini a mRNA

Uno dei principali equivoci che hanno accompagnato la pandemia riguarda il meccanismo d’azione dei vaccini a mRNA.

mRNAproteina5’3’AUGGCUACCUAAMetAla
GCU → Ala
Codon

L’mRNA contenuto nel vaccino non entra nel nucleo della cellula e non modifica il DNA umano. Si tratta di una molecola estremamente fragile che viene utilizzata temporaneamente dai ribosomi per produrre la proteina Spike del virus. Una volta completata questa funzione, l’mRNA viene rapidamente degradato dai normali enzimi cellulari nel giro di ore o pochi giorni.

La proteina Spike così prodotta viene riconosciuta dal sistema immunitario, che sviluppa anticorpi e linfociti T di memoria capaci di reagire rapidamente in caso di infezione.

Le numerose ricerche condotte negli anni successivi non hanno trovato prove che l’mRNA vaccinale possa integrarsi stabilmente nel genoma umano.

L’efficacia osservata nella pratica clinica

I dati raccolti nei diversi continenti confermano un risultato ormai difficilmente contestabile: i vaccini a mRNA hanno modificato profondamente la storia clinica della pandemia.

La loro efficacia è risultata particolarmente elevata nel prevenire:

  • ricoveri ospedalieri;
  • insufficienza respiratoria grave;
  • necessità di ventilazione meccanica;
  • decessi.

Secondo la stima pubblicata da Watson e collaboratori su The Lancet Infectious Diseases, nel primo anno della campagna vaccinale sarebbero state evitate circa 20 milioni di morti nel mondo grazie alla vaccinazione.

Anche nelle ondate successive, dominate dalle varianti Omicron, la protezione contro l’infezione si è progressivamente ridotta, ma è rimasta elevata nei confronti delle forme più gravi della malattia.

Perché i vaccini non hanno impedito tutte le infezioni

Uno degli aspetti più fraintesi riguarda il fatto che molte persone vaccinate abbiano comunque contratto il Covid.

Questo non rappresenta un fallimento inatteso.

I coronavirus respiratori mutano rapidamente e inducono un’immunità sterilizzante solo temporanea. Con la comparsa delle varianti Omicron, caratterizzate da numerose mutazioni della proteina Spike, la capacità dei vaccini di prevenire completamente il contagio si è progressivamente attenuata.

Al contrario, è rimasta significativa la protezione nei confronti della malattia severa grazie alla memoria immunologica cellulare.

Gli effetti indesiderati realmente documentati

Nessun farmaco è privo di effetti collaterali e i vaccini non fanno eccezione.

La sorveglianza farmacologica ha consentito di identificare alcuni eventi avversi rari ma reali.

Tra quelli maggiormente documentati figurano:

  • miocardite;
  • pericardite;
  • reazioni allergiche gravi (anafilassi);
  • linfoadenopatie transitorie.

Le miocarditi sono risultate più frequenti nei maschi giovani, soprattutto dopo la seconda dose, ma nella maggior parte dei casi hanno presentato un decorso favorevole con completa guarigione.

La review pubblicata su The Lancet sottolinea che tali eventi rimangono estremamente rari rispetto al numero complessivo delle dosi somministrate e che il rischio di complicanze cardiache associate all’infezione naturale da SARS-CoV-2 risulta generalmente superiore.

È inoltre importante distinguere tra le diverse piattaforme vaccinali. Le rare trombosi associate a trombocitopenia sono state osservate prevalentemente con i vaccini a vettore adenovirale (AstraZeneca e Janssen), mentre non rappresentano un effetto caratteristico dei vaccini a mRNA.

La tecnologia mRNA oltre il Covid

Probabilmente il lascito più importante della pandemia riguarda la dimostrazione della validità della piattaforma tecnologica mRNA.

Questa tecnologia è oggi impiegata nello sviluppo di:

  • vaccini personalizzati contro alcuni tumori;
  • vaccini universali contro l’influenza;
  • nuovi vaccini contro virus emergenti;
  • trattamenti sperimentali per malattie genetiche rare.

La pandemia ha accelerato di almeno un decennio la ricerca in questo settore.

Una valutazione equilibrata

La discussione pubblica sui vaccini anti-Covid è stata spesso caratterizzata da posizioni estreme.

Da un lato chi li considerava completamente innocui.

Dall’altro chi attribuiva loro effetti catastrofici non supportati da evidenze scientifiche.

L’esperienza accumulata dopo miliardi di dosi suggerisce una conclusione molto più equilibrata.

I vaccini a mRNA non sono stati privi di effetti indesiderati, ma questi si sono rivelati rari e, nella maggior parte dei casi, gestibili.

Al tempo stesso, hanno contribuito in modo determinante alla riduzione delle ospedalizzazioni e della mortalità durante le fasi più critiche della pandemia.

Come ricorda Giuseppe Remuzzi nel commentare la review di The Lancet, la forza della medicina moderna consiste proprio nella capacità di correggere continuamente le proprie conoscenze sulla base dei dati raccolti. Oggi quei dati consentono una valutazione molto più solida rispetto agli anni dell’emergenza.

La vicenda dei vaccini a mRNA rappresenta quindi non solo una pagina fondamentale della storia della medicina, ma anche un esempio di come il metodo scientifico possa trasformare un’innovazione nata in condizioni eccezionali in una tecnologia destinata ad avere applicazioni ben oltre la pandemia da Covid-19.


Bibliografia

  • Remuzzi G. Il caso Covid. Miliardi di dosi dopo ecco la verità sui vaccini. Corriere della Sera – La Lettura. 12 luglio 2026.
  • Frazer IH, Finsterer J, et al. Safety and efficacy of mRNA vaccines: a mechanistic and public health perspective. The Lancet. 2025/2026 (review).
  • Watson OJ, Barnsley G, Toor J, et al. Global impact of the first year of COVID-19 vaccination: a mathematical modelling study. The Lancet Infectious Diseases. 2022;22:1293-1302.
  • Baden LR, El Sahly HM, Essink B, et al. Efficacy and Safety of the mRNA-1273 SARS-CoV-2 Vaccine. New England Journal of Medicine. 2021;384:403-416.
  • Polack FP, Thomas SJ, Kitchin N, et al. Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine. New England Journal of Medicine. 2020;383:2603-2615.
  • EMA – COVID-19 vaccines: safety updates.
  • WHO. COVID-19 Vaccines: Safety and Effectiveness. Aggiornamenti periodici.
  • CDC. COVID-19 Vaccine Safety Update. Stati Uniti.

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