Il glaucoma rappresenta una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo. Si tratta di una malattia neurodegenerativa dell’occhio che danneggia progressivamente il nervo ottico, spesso senza sintomi nelle fasi iniziali. Quando il paziente si accorge di avere un problema visivo, il danno è frequentemente già avanzato e non più reversibile. Per questo motivo la ricerca scientifica è sempre più orientata verso strategie di prevenzione e di neuroprotezione, capaci di rallentare o addirittura impedire la comparsa della malattia.
In questo contesto si inseriscono i risultati di un nuovo studio pubblicato su JAMA Ophthalmology, che suggerisce come la vitamina B3, nella forma di nicotinamide, possa offrire una protezione significativa nei confronti del glaucoma nelle persone considerate a rischio.
Una malattia silenziosa
Il glaucoma colpisce oltre 70 milioni di persone nel mondo e la sua incidenza aumenta con l’età. Il principale fattore di rischio è l’aumento della pressione intraoculare, anche se la malattia può svilupparsi anche in soggetti con valori pressori apparentemente normali. Una condizione particolarmente importante è l’ipertensione oculare, nella quale la pressione all’interno dell’occhio è elevata ma non sono ancora presenti segni di danno al nervo ottico. Non tutti i soggetti con ipertensione oculare svilupperanno un glaucoma, ma il rischio è significativamente superiore rispetto alla popolazione generale.
Le terapie attualmente disponibili sono finalizzate soprattutto a ridurre la pressione intraoculare mediante colliri, trattamenti laser o interventi chirurgici. Tuttavia, nessuna di queste strategie interviene direttamente sulla vulnerabilità delle cellule nervose della retina, che costituisce uno degli aspetti fondamentali della malattia.
Lo studio della Texas A&M University
Il gruppo di ricerca della Texas A&M University ha analizzato i dati di 2.920 persone affette da ipertensione oculare, confrontando i pazienti che assumevano nicotinamide con quelli che non facevano ricorso a questa integrazione.
Dopo un periodo medio di osservazione di 3,7 anni, i risultati sono apparsi particolarmente interessanti. Tra i soggetti che assumevano vitamina B3, il glaucoma si è sviluppato nel 3,5% dei casi, mentre nel gruppo di controllo l’incidenza ha raggiunto il 9%.
L’analisi statistica ha evidenziato una riduzione del rischio pari al 66%, un dato che, se confermato da studi prospettici randomizzati, potrebbe modificare in modo significativo l’approccio preventivo nei pazienti ad alto rischio.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda il decorso clinico dei partecipanti. I soggetti trattati con nicotinamide hanno richiesto con minore frequenza l’introduzione di colliri ipotonizzanti e sono stati sottoposti meno spesso a trattamenti laser, suggerendo una possibile capacità della vitamina di rallentare l’evoluzione della malattia.
Perché la nicotinamide potrebbe funzionare?
La nicotinamide è una delle forme della vitamina B3 ed è un precursore del NAD⁺ (nicotinammide adenina dinucleotide), una molecola essenziale per il metabolismo energetico cellulare.
Negli ultimi anni numerosi studi sperimentali hanno dimostrato che l’invecchiamento comporta una progressiva riduzione dei livelli di NAD⁺ nelle cellule nervose. Tale diminuzione rende i neuroni più vulnerabili allo stress ossidativo, all’infiammazione e ai deficit energetici.
Le cellule ganglionari della retina, che costituiscono il principale bersaglio del glaucoma, sembrano essere particolarmente sensibili a questa perdita di energia metabolica. Ripristinare le riserve di NAD⁺ attraverso la supplementazione con nicotinamide potrebbe quindi migliorare la funzione mitocondriale, aumentare la resistenza delle cellule nervose e rallentarne la degenerazione.
Studi sperimentali condotti negli ultimi anni avevano già mostrato effetti neuroprotettivi della vitamina B3 in modelli animali di glaucoma. Il nuovo lavoro rappresenta una delle più ampie conferme osservazionali ottenute nell’uomo.
Prudenza nell’interpretazione
Nonostante i risultati siano promettenti, gli stessi autori invitano alla cautela. Lo studio è di tipo osservazionale e, come tale, non consente di stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto.
Saranno necessari studi clinici randomizzati e controllati per definire:
- il dosaggio ottimale della nicotinamide;
- la durata del trattamento;
- i pazienti che possono trarne il maggiore beneficio;
- il profilo di sicurezza nel lungo periodo.
È inoltre importante ricordare che dosi elevate di nicotinamide, soprattutto se assunte autonomamente per lunghi periodi, possono provocare effetti indesiderati, in particolare a carico del fegato. Per questo motivo qualsiasi integrazione dovrebbe essere effettuata esclusivamente sotto controllo medico.
Una nuova frontiera della neuroprotezione
La ricerca sul glaucoma sta progressivamente spostando l’attenzione dalla semplice riduzione della pressione intraoculare alla protezione diretta del nervo ottico. In questo scenario la nicotinamide potrebbe rappresentare uno dei primi interventi nutraceutici capaci di affiancare le terapie tradizionali.
Se i dati saranno confermati dai futuri trial clinici, la vitamina B3 potrebbe diventare una strategia semplice, relativamente economica e facilmente accessibile per ritardare la comparsa del glaucoma nei soggetti predisposti e rallentare la progressione della malattia nelle sue fasi iniziali.
Per milioni di persone a rischio, ciò potrebbe tradursi in una migliore qualità della vita e nella possibilità di preservare più a lungo una funzione tanto preziosa quanto delicata: la vista.
Bibliografia essenziale
- JAMA Ophthalmology. Association Between Nicotinamide Use and Risk of Primary Open-Angle Glaucoma in Patients With Ocular Hypertension. 2025.
- Kass MA, Heuer DK, Higginbotham EJ, et al. The Ocular Hypertension Treatment Study. Archives of Ophthalmology. 2002;120(6):701-713.
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