Chiunque abbia affrontato un lungo viaggio intercontinentale conosce bene il jet lag: sonnolenza durante il giorno, insonnia notturna, difficoltà di concentrazione e una generale sensazione di spossatezza. Ma i disturbi non si fermano al cervello. Sempre più evidenze scientifiche suggeriscono che anche il nostro intestino risente del cambio di fuso orario, con conseguenze che possono compromettere digestione, metabolismo e benessere generale.
Una revisione pubblicata sulla rivista Nutrients da un gruppo di ricercatori dell’Università Medica di Breslavia (Polonia) introduce il concetto di “gut jet lag”, ovvero il “jet lag intestinale”: una condizione in cui i ritmi biologici del microbiota si desincronizzano rispetto all’orologio circadiano dell’organismo.
Un microbiota che segue il tempo
Il microbiota intestinale è costituito da migliaia di miliardi di microrganismi – batteri, archea, virus e funghi – che convivono con il nostro organismo svolgendo funzioni essenziali. Oltre a favorire la digestione e l’assorbimento dei nutrienti, partecipa alla sintesi di vitamine, regola il sistema immunitario e dialoga costantemente con il sistema nervoso attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello.
Negli ultimi anni è emerso che anche il microbiota possiede una propria organizzazione temporale. La composizione delle comunità batteriche e la loro attività metabolica cambiano infatti nell’arco delle ventiquattro ore, seguendo ritmi influenzati dall’alternanza luce-buio, dagli orari dei pasti e dal ciclo sonno-veglia dell’ospite.
Quando questi ritmi vengono improvvisamente alterati, come accade durante un volo attraverso numerosi fusi orari, l’equilibrio può rompersi.
Che cos’è il “gut jet lag”
Secondo gli autori della revisione, il gut jet lag rappresenta una desincronizzazione tra l’orologio biologico dell’organismo e quello funzionale del microbiota intestinale. Il fenomeno non dipende esclusivamente dalla perdita di sonno, ma dall’insieme di diversi fattori che accompagnano il viaggio:
- rapidi cambiamenti del ciclo luce-buio;
- alterazione degli orari dei pasti;
- stress fisico e psicologico del viaggio;
- permanenza prolungata in posizione seduta;
- modificazioni dell’attività fisica.
Questi elementi modificano il comportamento dei batteri intestinali e la produzione di metaboliti fondamentali per la salute, contribuendo alla comparsa di sintomi spesso attribuiti genericamente al viaggio.
I sintomi: non solo stanchezza
Molti viaggiatori sperimentano, oltre alla classica sonnolenza, anche disturbi gastrointestinali quali:
- gonfiore addominale;
- stitichezza o alterazioni dell’alvo;
- digestione lenta;
- senso di pesantezza;
- nausea;
- riduzione dell’appetito.
Questi sintomi potrebbero essere la manifestazione di una temporanea alterazione dell’ecosistema intestinale.
La revisione evidenzia inoltre che la perdita della sincronizzazione circadiana del microbiota potrebbe influenzare anche il metabolismo del glucosio, la risposta immunitaria e i processi infiammatori, soprattutto nei soggetti che viaggiano frequentemente, come equipaggi aerei, lavoratori turnisti e manager impegnati in continui spostamenti internazionali.
L’orologio biologico dell’intestino
Il nostro organismo possiede un “orologio centrale”, situato nell’ipotalamo, che viene regolato principalmente dalla luce. Tuttavia esistono anche numerosi orologi periferici presenti nei diversi organi, incluso l’intestino.
Questi sistemi devono rimanere sincronizzati affinché metabolismo, digestione, produzione ormonale e risposta immunitaria funzionino correttamente.
Il microbiota rappresenta uno dei protagonisti di questo complesso sistema di regolazione. Alterarne il ritmo significa modificare anche la produzione di acidi grassi a corta catena, neurotrasmettitori e altre molecole coinvolte nel dialogo tra intestino e cervello.
Come ridurre gli effetti del gut jet lag
Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici, gli autori della revisione suggeriscono alcune strategie pratiche per limitare il disallineamento circadiano.
La prima consiste nel preparare gradualmente l’organismo già alcuni giorni prima della partenza, anticipando o ritardando progressivamente gli orari di sonno e dei pasti in funzione del fuso orario di destinazione.
Durante il viaggio è consigliabile:
- consumare i pasti seguendo, per quanto possibile, gli orari del luogo di arrivo;
- mantenere una buona idratazione;
- limitare il consumo di alcol e caffeina nelle ore che precedono il riposo;
- esporsi alla luce naturale una volta raggiunta la destinazione, favorendo il riallineamento dell’orologio biologico.
Gli autori sottolineano inoltre che, in casi selezionati e sempre sotto consiglio del medico, melatonina e probiotici potrebbero rappresentare strumenti utili per facilitare il recupero della sincronizzazione circadiana e dell’equilibrio intestinale. Tuttavia, le prove scientifiche disponibili non sono ancora sufficienti per formulare raccomandazioni universalmente valide.
Una nuova prospettiva sulla salute del viaggiatore
La scoperta del gut jet lag amplia la nostra comprensione degli effetti dei lunghi viaggi sull’organismo. L’intestino non è soltanto un organo digestivo, ma un sofisticato ecosistema strettamente collegato al cervello, al sistema immunitario e al metabolismo.
Proteggere il microbiota durante gli spostamenti potrebbe quindi diventare parte integrante delle strategie di prevenzione del jet lag, soprattutto in un mondo in cui milioni di persone attraversano regolarmente continenti e fusi orari.
La ricerca è ancora agli inizi, ma il messaggio è già chiaro: quando cambiamo rapidamente tempo e luogo, anche i nostri batteri intestinali devono imparare ad adattarsi.
Bibliografia
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