Le proteine rappresentano uno dei pilastri dell’alimentazione umana, ma la loro produzione è oggi al centro di una sfida globale. La crescita della popolazione mondiale, la pressione sulle risorse naturali e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra stanno spingendo la ricerca verso fonti proteiche alternative, più sostenibili rispetto agli allevamenti intensivi.

In questo contesto si inserisce PRO-MICRO-FER, il nuovo progetto coordinato da ENEA, che punta a produrre proteine ad alto valore nutrizionale sfruttando la fermentazione del lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae). L’obiettivo è sviluppare una piattaforma tecnologica capace di trovare applicazione non solo nel settore alimentare, ma anche nella nutraceutica, nei mangimi e nella cosmetica, riducendo al tempo stesso consumo di acqua, suolo ed emissioni climalteranti.

Il lievito come “fabbrica” di proteine

Il protagonista della ricerca è Saccharomyces cerevisiae, uno dei microrganismi più conosciuti dall’uomo. Utilizzato da millenni nella produzione di pane, vino e birra, questo lievito possiede una caratteristica che oggi assume un valore strategico: è in grado di trasformare rapidamente zuccheri in una biomassa ricca di proteine, vitamine del gruppo B, fibre e altri composti bioattivi.

Le cosiddette Single Cell Proteins (SCP), ovvero le proteine ottenute da microrganismi, sono considerate una delle tecnologie più promettenti per soddisfare la crescente domanda alimentare senza aumentare la pressione sugli ecosistemi.

A differenza delle colture agricole tradizionali o degli allevamenti, la fermentazione microbica richiede spazi ridotti, tempi di produzione molto più brevi e un consumo decisamente inferiore di acqua e suolo.

Il fico d’India alimenta il processo

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda il substrato utilizzato per la crescita del lievito.

I ricercatori hanno scelto la mucillagine estratta dalla pala del fico d’India (Opuntia ficus-indica), una pianta tipica delle aree mediterranee che cresce anche in terreni poveri, necessita di pochissima irrigazione e resiste bene ai cambiamenti climatici.

La mucillagine è ricca di polisaccaridi e zuccheri complessi che possono costituire un’eccellente fonte di nutrimento per il lievito durante la fermentazione.

Ma il progetto segue anche i principi dell’economia circolare. Lo strato esterno del cladodio, normalmente considerato uno scarto, verrà infatti destinato all’estrazione di altre molecole ad alto valore aggiunto, tra cui polifenoli e composti antiossidanti, destinati ai settori nutraceutico e cosmetico.

Dall’alimentazione ai cosmetici

Le proteine ottenute attraverso il processo fermentativo potrebbero trovare impiego in numerosi settori.

Nel comparto alimentare potrebbero essere utilizzate come ingrediente ad elevato contenuto proteico in prodotti destinati al largo consumo oppure come integrazione delle proteine vegetali già presenti sul mercato.

Nel settore degli integratori alimentari potrebbero entrare nella formulazione di prodotti dedicati a sportivi, persone anziane, vegani o soggetti con particolari esigenze nutrizionali.

Anche la mangimistica rappresenta un importante campo di applicazione. Le proteine microbiche potrebbero infatti contribuire a ridurre l’impiego della farina di pesce e della soia importata, due materie prime il cui approvvigionamento presenta importanti criticità ambientali.

Infine, il comparto cosmetico guarda con crescente interesse alle biomolecole ottenute mediante fermentazione, soprattutto per la produzione di formulazioni “cruelty free” e prive di ingredienti di origine animale.

La sfida della ricerca

Nei prossimi mesi il gruppo di ricerca lavorerà all’ottimizzazione delle condizioni di coltura del lievito, studiando temperatura, pH, disponibilità dei nutrienti e tempi di fermentazione per massimizzare la produzione di biomassa proteica.

Una volta ottenuta, la biomassa sarà sottoposta a un’approfondita caratterizzazione biologica e nutrizionale.

I ricercatori analizzeranno:

  • il contenuto proteico complessivo;
  • il profilo degli amminoacidi essenziali;
  • la digeribilità;
  • il valore nutrizionale;
  • l’eventuale citotossicità;
  • la sicurezza d’impiego.

L’obiettivo finale è trasferire il processo dalla scala di laboratorio a quella industriale, rendendo economicamente sostenibile la produzione.

Il mercato delle proteine alternative accelera

L’interesse verso queste tecnologie è sostenuto anche dalle prospettive economiche.

Secondo il rapporto “Food for thought: the protein transformation”, entro il 2035 il mercato mondiale delle proteine alternative potrebbe raggiungere un valore di circa 290 miliardi di dollari, sostituendo una quota crescente delle proteine di origine animale.

A trainare questa trasformazione sono diversi fattori: la crescente attenzione verso la sostenibilità, l’innovazione tecnologica nel settore alimentare, la domanda di prodotti plant-based e fermentativi e la necessità di garantire sicurezza alimentare a una popolazione mondiale in costante aumento.

Una nuova bioeconomia sostenibile

Il progetto PRO-MICRO-FER rappresenta un esempio concreto di come la bioeconomia possa trasformare risorse naturali poco valorizzate in prodotti ad alto valore aggiunto.

L’idea di utilizzare il lievito come “biofabbrica” alimentata da materie prime vegetali resilienti, come il fico d’India, mostra come innovazione, sostenibilità ed economia circolare possano convergere in un’unica strategia.

Se i risultati sperimentali confermeranno le aspettative, questa tecnologia potrebbe contribuire non solo a diversificare le fonti proteiche disponibili, ma anche a ridurre l’impatto ambientale della produzione alimentare, aprendo nuove prospettive per un sistema agroalimentare più efficiente e rispettoso delle risorse del pianeta.

Bibliografia essenziale

  • ENEA – Progetto PRO-MICRO-FER (Proteine microbiche da fermentazione del lievito per applicazioni alimentari, mangimistiche e cosmetiche), comunicati e documentazione tecnica, 2026.
  • Ritala A. et al. Single Cell Protein—State-of-the-Art, Industrial Landscape and Patents 2001–2016. Frontiers in Microbiology, 2017.
  • Boston Consulting Group & Blue Horizon. Food for Thought: The Protein Transformation, 2021.
  • FAO. The Future of Food and Agriculture – Drivers and Triggers for Transformation, Roma.
  • OECD. The Bioeconomy to 2030: Designing a Policy Agenda, OECD Publishing.

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