Nel 1716 la Francia accolse con entusiasmo un’idea destinata a cambiare per sempre la storia della finanza. Uno scozzese brillante, colto e carismatico convinse il governo che era possibile creare ricchezza stampando carta invece di coniare monete d’oro e d’argento. Per alcuni anni il sistema sembrò funzionare alla perfezione: il commercio riprese vigore, il debito pubblico diminuì e migliaia di persone si arricchirono investendo in titoli che sembravano destinati a salire senza limiti.

Ma dietro quell’apparente prosperità si stava costruendo uno dei più clamorosi collassi finanziari della storia. Quando la fiducia svanì, il castello di carta crollò, trascinando nella rovina investitori, risparmiatori e lo stesso artefice del progetto: John Law.

Il genio scozzese che voleva reinventare il denaro

John Law nacque a Edimburgo nel 1671. Figlio di un ricco orafo-banchiere, mostrò fin da giovane un eccezionale talento per la matematica e il calcolo delle probabilità. La sua vita fu tutt’altro che ordinaria: giocatore professionista, avventuriero e duellante, nel 1694 uccise un uomo durante un duello a Londra. Condannato a morte, riuscì a evadere e iniziò una lunga peregrinazione attraverso l’Europa.

Durante i suoi viaggi studiò il funzionamento delle principali piazze finanziarie europee, maturando una convinzione rivoluzionaria: la ricchezza di uno Stato non dipende dalla quantità di metalli preziosi custoditi nei forzieri, ma dalla disponibilità di moneta capace di sostenere il commercio e gli investimenti.

La nascita della Banque Générale

La morte di Luigi XIV, nel 1715, lasciò la Francia sommersa dai debiti. Il reggente Filippo d’Orléans cercava disperatamente una soluzione e decise di affidarsi alle idee di Law.

Nel maggio 1716 nacque la Banque Générale, una banca privata autorizzata a emettere banconote convertibili in moneta metallica.

L’iniziativa riscosse un successo immediato. Le banconote erano leggere, pratiche e più sicure delle monete d’oro e d’argento. I commerci si intensificarono e l’economia sembrò riprendersi rapidamente.

In realtà, il sistema si fondava su un elemento tanto potente quanto fragile: la fiducia.

John Law inventò la banconota?

Attribuire a John Law l’invenzione della banconota sarebbe storicamente inesatto.

La carta moneta era già utilizzata nella Cina imperiale e, in Europa, era stata introdotta dalla Banca di Stoccolma nel 1661.

L’innovazione di Law fu un’altra: dimostrare che una banca poteva sostenere l’economia emettendo carta moneta garantita non solo dall’oro, ma dalla fiducia nel sistema finanziario e nello Stato.

Era un’idea destinata a influenzare profondamente la moderna politica monetaria.

Il meccanismo dell’inganno

Nel 1717 Law fondò la Compagnie d’Occident, destinata a sfruttare economicamente la Louisiana francese, un immenso territorio nordamericano che prometteva miniere d’oro, immense ricchezze naturali e profitti straordinari.

Le aspettative erano enormemente superiori alla realtà.

La Banque Générale emetteva continuamente nuove banconote, che venivano utilizzate per acquistare le azioni della compagnia. L’aumento della domanda faceva crescere il prezzo dei titoli, alimentando l’illusione che la società producesse ricchezze sempre maggiori.

Nel 1718 la banca fu trasformata nella Banque Royale, acquisendo la garanzia diretta della Corona francese. Questo rafforzò ulteriormente la fiducia del pubblico, inducendo un numero crescente di persone a investire i propri risparmi.

Si era creato un circuito apparentemente perfetto: più banconote venivano stampate, più aumentava il valore delle azioni; più cresceva il valore delle azioni, maggiore era la fiducia nel sistema.

Quando il castello di carte crollò

Il sistema poteva reggersi soltanto finché tutti continuavano a credere che le banconote potessero essere convertite in metalli preziosi e che le colonie americane avrebbero prodotto gli immensi profitti promessi.

Quando alcuni investitori iniziarono a chiedere la conversione dei biglietti in oro e argento, emerse la realtà: le riserve disponibili erano largamente insufficienti rispetto alla quantità di banconote in circolazione.

Il panico si diffuse rapidamente.

Le azioni persero gran parte del loro valore, la carta moneta si svalutò e migliaia di persone videro svanire in poche settimane patrimoni accumulati durante gli anni dell’euforia.

John Law fu costretto a lasciare la Francia e trascorse gli ultimi anni della sua vita tra Bruxelles, Venezia e altre città europee, morendo nel 1729 in condizioni economiche molto lontane da quelle raggiunte durante il suo periodo di massimo potere.

Una truffa o un colossale errore?

Molti storici evitano di definire la vicenda della Banque Générale una vera e propria truffa.

Non esistono prove che John Law intendesse ingannare deliberatamente gli investitori. Egli credeva realmente che un’espansione della moneta avrebbe favorito la crescita economica e consentito allo Stato francese di risanare i propri conti.

Ciò che trasformò il progetto in un disastro fu l’eccessiva emissione di banconote, accompagnata da aspettative del tutto irrealistiche sulle ricchezze coloniali e da una speculazione sempre più intensa sui titoli della compagnia.

L’intero sistema dimostrò quanto un mercato possa diventare fragile quando il valore degli strumenti finanziari si allontana dall’economia reale e si regge esclusivamente sulla fiducia.

L’eredità di John Law

Nonostante il fallimento, molte intuizioni di John Law sopravvissero al crollo.

L’idea che la moneta potesse essere fiduciaria, cioè fondata sulla credibilità dello Stato e non esclusivamente sul metallo prezioso, è oggi alla base di tutte le principali economie mondiali.

La vicenda della Banque Générale rappresenta ancora oggi uno dei più importanti esempi storici dei rischi connessi all’espansione incontrollata del credito, alla speculazione e alla perdita di fiducia nel sistema finanziario.


Bibliografia essenziale

  • Antoin E. Murphy, John Law: Economic Theorist and Policy-Maker, Oxford University Press, 1997.
  • Janet Gleeson, Millionaire: The Philanderer, Gambler and Duelist Who Invented Modern Finance, Simon & Schuster, 1999.
  • Edgar Faure, La Banqueroute de Law, Gallimard, 1977.
  • John Law, Money and Trade Considered, with a Proposal for Supplying the Nation with Money, 1705.
  • Charles P. Kindleberger, Manias, Panics, and Crashes: A History of Financial Crises, Palgrave Macmillan.
  • Niall Ferguson, The Ascent of Money: A Financial History of the World, Penguin Books, 2008.
  • Adam Smith, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, Libro II, 1776.

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