La caffeina è probabilmente la sostanza psicoattiva più consumata sul pianeta. Ogni giorno miliardi di persone assumono questa molecola attraverso caffè, tè, cacao, bevande energetiche, cola e numerosi integratori alimentari. Per molti rappresenta un semplice rituale quotidiano, ma dietro una tazzina di caffè si nasconde una storia millenaria e una delle molecole naturali più studiate dalla medicina moderna.

Negli ultimi decenni la ricerca ha profondamente modificato la percezione della caffeina. Da sostanza considerata potenzialmente dannosa, è oggi riconosciuta come un composto che, se assunto nelle quantità raccomandate, può offrire numerosi benefici per la salute fisica e mentale. Rimangono tuttavia alcune categorie di persone per le quali è consigliabile limitarne il consumo.

Una storia lunga oltre mille anni

Le origini della caffeina coincidono con la scoperta delle piante che la contengono naturalmente.

La leggenda più famosa riguarda il caffè e risale al IX secolo. Secondo la tradizione etiope, il pastore Kaldi osservò che le proprie capre diventavano particolarmente vivaci dopo aver mangiato le bacche rosse di una pianta spontanea. La notizia giunse ai monaci locali, che iniziarono a preparare infusi utilizzando quei frutti per restare svegli durante le lunghe preghiere notturne.

Dal Corno d’Africa il caffè raggiunse la Penisola Arabica, dove nel XV secolo nacquero le prime vere caffetterie, centri di incontro culturale e politico.

Il tè seguì una storia ancora più antica. In Cina il suo utilizzo viene fatto risalire all’imperatore Shen Nong, intorno al 2737 a.C., sebbene la documentazione storica certa sia molto più recente.

Il cacao era invece già consumato dalle civiltà Maya e Azteche, che preparavano una bevanda amara e speziata considerata sacra e riservata alle élite.

La caffeina come molecola pura venne isolata nel 1819 dal chimico tedesco Friedlieb Ferdinand Runge, su incarico di Johann Wolfgang von Goethe, affascinato dalle proprietà stimolanti del caffè.

Che cos’è la caffeina

Dal punto di vista chimico la caffeina è un alcaloide appartenente alla famiglia delle metilxantine.

Nelle piante svolge principalmente una funzione difensiva contro insetti e parassiti. Nell’organismo umano, invece, esercita i propri effetti principalmente sul sistema nervoso centrale.

Il suo meccanismo d’azione è ormai ben conosciuto: la caffeina blocca i recettori dell’adenosina, una molecola che normalmente induce sonnolenza e rallenta l’attività neuronale. Inibendo questo sistema, aumenta indirettamente il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina, noradrenalina e acetilcolina, determinando una maggiore vigilanza mentale.

L’effetto compare generalmente entro 20-45 minuti dall’assunzione e può durare dalle quattro alle sei ore, sebbene la durata vari considerevolmente da individuo a individuo.

Le principali proprietà biologiche

Migliora attenzione e concentrazione

L’effetto più noto riguarda il miglioramento delle funzioni cognitive.

Numerosi studi dimostrano che dosi moderate di caffeina aumentano:

  • vigilanza;
  • velocità di reazione;
  • attenzione sostenuta;
  • capacità di concentrazione;
  • memoria di lavoro.

Per questo motivo è largamente utilizzata durante attività che richiedono elevata attenzione, come studio, guida o lavoro intellettuale.

Incrementa la prestazione sportiva

La caffeina è uno degli ergogenici naturali più studiati.

L’International Olympic Committee e l’European Food Safety Authority riconoscono che dosi comprese tra 3 e 6 mg/kg di peso corporeo possono migliorare le prestazioni negli sport di resistenza e in numerose discipline ad alta intensità.

Tra gli effetti osservati figurano:

  • riduzione della percezione della fatica;
  • aumento della resistenza muscolare;
  • maggiore capacità di sostenere esercizi prolungati;
  • incremento della potenza muscolare in alcune attività esplosive.

Stimola il metabolismo

La caffeina aumenta temporaneamente il metabolismo basale attraverso la stimolazione del sistema nervoso simpatico.

Favorisce inoltre:

  • la lipolisi (mobilizzazione dei grassi);
  • una lieve termogenesi;
  • il consumo energetico.

L’effetto dimagrante, tuttavia, è generalmente modesto e tende a ridursi con l’abitudine al consumo.

Possibili effetti neuroprotettivi

Negli ultimi vent’anni numerosi studi epidemiologici hanno osservato un’associazione tra consumo abituale di caffè e riduzione del rischio di alcune malattie neurodegenerative.

In particolare, diversi lavori suggeriscono un minor rischio di:

  • malattia di Parkinson;
  • malattia di Alzheimer;
  • declino cognitivo legato all’età.

I meccanismi coinvolti comprendono probabilmente sia l’antagonismo dei recettori dell’adenosina sia gli effetti antiossidanti dei polifenoli presenti nel caffè.

Va comunque precisato che queste osservazioni derivano prevalentemente da studi osservazionali e non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto.

La caffeina ha un valore nutrizionale?

Dal punto di vista strettamente nutrizionale la caffeina non è un nutriente essenziale.

Non apporta vitamine, minerali o aminoacidi e il suo contributo energetico è praticamente trascurabile.

L’interesse nutrizionale deriva piuttosto dagli alimenti che la contengono.

Caffè

Il caffè rappresenta una delle principali fonti alimentari di:

  • polifenoli;
  • acido clorogenico;
  • diterpeni;
  • melanoidine.

Queste sostanze possiedono importanti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

Nel tè la caffeina è accompagnata da:

  • catechine;
  • teaflavine;
  • L-teanina.

Quest’ultima contribuisce a un effetto stimolante più graduale rispetto al caffè, favorendo contemporaneamente rilassamento e concentrazione.

Cacao

Il cacao contiene quantità inferiori di caffeina ma è ricco di:

  • teobromina;
  • flavonoidi;
  • magnesio;
  • ferro;
  • rame.

Quanto se ne può assumere?

Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), negli adulti sani un’assunzione fino a 400 mg di caffeina al giorno può essere considerata generalmente sicura.

Indicativamente corrisponde a:

  • 4-5 caffè espresso italiani;
  • oppure circa 5-6 tazze di tè.

Per le donne in gravidanza il limite raccomandato scende a 200 mg al giorno, mentre nei bambini e negli adolescenti il consumo dovrebbe essere significativamente più contenuto.

Quando può diventare un problema

L’eccesso di caffeina può provocare:

  • insonnia;
  • nervosismo;
  • ansia;
  • tachicardia;
  • tremori;
  • cefalea;
  • disturbi gastrointestinali.

Alcune persone risultano particolarmente sensibili per motivi genetici. Varianti del gene CYP1A2, responsabile del metabolismo della caffeina, determinano infatti una degradazione più lenta della molecola, prolungandone gli effetti.

Inoltre, l’assunzione abituale induce una certa tolleranza, rendendo necessarie dosi progressivamente maggiori per ottenere gli stessi effetti stimolanti.

Il paradosso del caffè

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca moderna riguarda proprio il caffè.

Per molti anni si è ritenuto che il suo effetto dipendesse esclusivamente dalla caffeina. Oggi sappiamo invece che la bevanda contiene oltre mille composti bioattivi che agiscono in modo sinergico.

Le grandi meta-analisi pubblicate negli ultimi anni suggeriscono che un consumo moderato di caffè (3-5 tazze al giorno) si associa a una riduzione della mortalità generale e del rischio di numerose malattie croniche, comprese alcune patologie cardiovascolari, epatiche e metaboliche.

Naturalmente ciò non significa che bere più caffè comporti automaticamente maggiori benefici. Come spesso accade in nutrizione, è l’equilibrio complessivo dello stile di vita a determinare gli effetti sulla salute.

Conclusioni

La caffeina rappresenta uno degli esempi più interessanti di come una sostanza naturale possa influenzare profondamente la fisiologia umana. Utilizzata da millenni come stimolante naturale, oggi è una delle molecole meglio conosciute dalla farmacologia e dalla nutrizione.

Le evidenze scientifiche attuali indicano che un consumo moderato, inserito in uno stile di vita sano e in una dieta equilibrata, non solo è generalmente sicuro, ma può offrire benefici per le funzioni cognitive, la performance fisica e, probabilmente, la prevenzione di alcune malattie croniche.

Come sempre, il principio fondamentale resta quello della moderazione: la stessa sostanza che migliora concentrazione ed efficienza mentale può infatti diventare fonte di effetti indesiderati quando consumata in eccesso o in soggetti particolarmente sensibili.

Bibliografia

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  • Cornelis M.C. The impact of caffeine and coffee on human health. Nutrients, 2019.
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  • International Society of Sports Nutrition. ISSN Position Stand: Caffeine and Exercise Performance. Journal of the International Society of Sports Nutrition, 2021.

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