I casi di Mario Tarducci e Bruno Battisti D’Amario riaprono una questione antica. Dal “caso Funari” alle aperture pastorali degli anni di Stefano Bisi, fino all’appello di Antonio Seminario, vent’anni di precedenti mostrano un rapporto tra Chiesa cattolica e Massoneria molto meno lineare di quanto possa apparire.
Due funerali religiosi cancellati nel giro di poche ore, in due città diverse, per la stessa ragione dichiarata: l’appartenenza del defunto alla Massoneria. Quanto avvenuto nei primi giorni di agosto del 2026 a Roma e in Liguria ha riportato improvvisamente alla superficie uno dei nodi più antichi e irrisolti nei rapporti tra Chiesa cattolica e Libera Muratoria.
A Roma le esequie di Bruno Battisti D’Amario, chitarrista, compositore e didatta morto a 88 anni, erano previste per il 7 agosto nella chiesa di Santa Maria in Montesanto, la celebre Chiesa degli Artisti di piazza del Popolo. D’Amario non era soltanto un musicista che aveva collaborato con Ennio Morricone contribuendo ad alcune delle più note colonne sonore del cinema italiano: aveva avuto un ruolo di rilievo nel Grande Oriente d’Italia, era stato fondatore di una loggia romana e aveva composto l’inno ufficiale dell’Obbedienza. Monsignor Antonio Staglianò, rettore della chiesa, ha riferito di essere stato informato dalla Segreteria di Stato dell’“identità massonica apicale” del musicista e di avere quindi interpellato il cardinale vicario Baldassare Reina. Il risultato è stato il diniego delle esequie, sostituite dalla possibilità di una breve preghiera.
Quasi contemporaneamente, a Camporosso, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta sospendeva il funerale religioso di Mario Tarducci, 73 anni, già Maestro Venerabile della loggia “Mimosa” n. 985 all’Oriente di Bordighera. L’appartenenza massonica, ha spiegato la diocesi, sarebbe divenuta nota soltanto quando le esequie erano già state fissate, attraverso la stampa locale e le partecipazioni di lutto. Non essendo giunte in tempo indicazioni superiori, Suetta si è richiamato al precedente romano e al canone 1184 del Codice di diritto canonico.
La coincidenza temporale dei due episodi conferisce alla vicenda un significato che supera il singolo caso. Ma sarebbe inesatto considerarla una novità assoluta. La questione delle esequie cattoliche ai massoni è già emersa più volte negli ultimi decenni, producendo risposte diverse da parte delle autorità ecclesiastiche e altrettanto significativi interventi dei Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia.
La norma e la sua interpretazione
Il canone 1184, invocato nel caso Tarducci, non contiene alcun riferimento esplicito alla Massoneria. Stabilisce che, in assenza di segni di pentimento prima della morte, debbano essere privati delle esequie ecclesiastiche gli apostati, gli eretici, gli scismatici e, più genericamente, «gli altri peccatori manifesti» ai quali non sia possibile concedere il funerale senza pubblico scandalo dei fedeli. In caso di dubbio, la decisione spetta all’Ordinario del luogo.
Il collegamento con l’appartenenza massonica deriva dunque da un altro corpo di pronunciamenti ecclesiastici. La dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 26 novembre 1983, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ribadì che il giudizio negativo sulle associazioni massoniche rimaneva immutato, che i loro principi erano considerati inconciliabili con la dottrina cattolica e che i fedeli iscritti alle logge si trovavano in stato di peccato grave e non potevano accedere alla Comunione. Nel novembre 2023 il Dicastero per la Dottrina della Fede ha nuovamente confermato, rispondendo a una richiesta proveniente dalle Filippine, il divieto dell’iscrizione attiva alla Massoneria per un cattolico.
Da questo punto di vista non sembra esserci stata, nell’agosto 2026, una nuova disposizione normativa. È cambiata, semmai, l’applicazione concreta di norme e principi già esistenti. Ed è proprio qui che i precedenti diventano interessanti.
2008: Funari e l’intervento di Gustavo Raffi
Nell’estate del 2008 la stessa domanda — può un massone ricevere funerali cattolici? — esplose attorno alla morte di Gianfranco Funari. La notizia di una sua presunta appartenenza massonica si sarebbe poi rivelata frutto di un’omonimia, ma per alcune ore la questione divenne un vero caso pubblico.
All’epoca il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia era Gustavo Raffi. Interpellato sulla compatibilità tra appartenenza massonica e fede cattolica, Raffi rispose sostenendo che si trattava di scelte appartenenti alla sfera individuale e ricordando che la Massoneria non si considera una Chiesa né una religione. I suoi aderenti, argomentava, rimangono liberi di vivere la propria spiritualità secondo la confessione religiosa prescelta.
Ancora più interessante, alla luce dei fatti del 2026, fu la posizione della Curia di Milano. Il portavoce dell’allora arcivescovo Dionigi Tettamanzi spiegò che la Chiesa non intendeva compiere indagini sulla vita privata del defunto: la famiglia aveva chiesto le esequie e queste erano state concesse. Il criterio dichiarato era il rispetto del morto e la presunzione che dietro la richiesta dei familiari vi fosse un sincero desiderio religioso. Il funerale venne dunque celebrato.
Funari, come si sarebbe chiarito, non costituiva un autentico “caso massonico”. Ma la controversia del 2008 resta significativa perché mise già a confronto due possibili letture: quella strettamente dottrinale dell’incompatibilità e quella pastorale che, davanti alla morte, privilegiava la richiesta della famiglia e rinunciava a investigare sull’appartenenza del defunto.
2009: il GRIS chiede di negare i funerali
Un anno più tardi il problema fu formulato in termini assai più espliciti. Nel novembre 2009, durante un convegno a Palermo dedicato proprio ai rapporti tra Chiesa e Massoneria, Giuseppe Ferrari, presidente nazionale del GRIS, il Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa, ribadì l’incompatibilità tra fede cattolica e appartenenza massonica e sostenne che i sacerdoti avrebbero dovuto trarne tutte le conseguenze, compreso il rifiuto dei funerali religiosi ai massoni.
Anche allora il Gran Maestro era Gustavo Raffi. La sua replica fu durissima, anche se indirizzata soprattutto a un altro aspetto dell’intervento del GRIS: l’accostamento tra Massoneria e criminalità organizzata. Raffi respinse le generalizzazioni, chiese fatti e nomi al posto delle accuse indiscriminate e lamentò che anni di confronti pubblici e civili sembrassero lasciare spazio a un clima di contrapposizione.
È un passaggio importante perché rivela il registro tipico della Gran Maestranza di Raffi: la difesa pubblica della legittimità della Massoneria nella società civile. Il problema delle esequie era inserito in un conflitto più ampio sulla rappresentazione del massone: non un soggetto moralmente sospetto per definizione, secondo il GOI, ma un cittadino la cui coscienza religiosa non poteva essere dedotta automaticamente dall’appartenenza alla loggia.
Con Stefano Bisi, funerali cattolici per massoni dichiarati
Gli anni successivi offrono però qualcosa di ancora più significativo: non dichiarazioni teoriche, ma funerali cattolici effettivamente celebrati per esponenti di primissimo piano del Grande Oriente d’Italia.
Nel 2017 morì a Milano Morris Ghezzi, professore universitario, giurista, già Grande Oratore e Gran Maestro Onorario del GOI. Il Gran Maestro in carica, Stefano Bisi, lo ricordò come una perdita gravissima per l’Istituzione e per la Libera Muratoria universale. Il 27 aprile, dopo il saluto al San Raffaele, per Ghezzi fu celebrata una funzione religiosa nella chiesa di San Giuseppe Calasanzio; soltanto successivamente si tenne la commemorazione laica al cimitero di Lambrate. L’identità massonica di Ghezzi non era certo marginale o ignota.
Ancora più evidente è il caso di Giorgio Casoli, già sindaco di Perugia, magistrato, parlamentare e Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d’Italia. Nell’ottobre 2019 i suoi funerali si svolsero nella cattedrale di San Lorenzo a Perugia, alla presenza, riportata apertamente dalle cronache, di un’ampia rappresentanza della Massoneria umbra. La sua loggia, la “Ver Sacrum”, lo commemorò pubblicamente come uomo e massone.
Questi episodi non cancellano né modificano la dottrina cattolica. Dimostrano però che, sul piano pastorale, l’applicazione non è stata storicamente uniforme. Tra la funzione religiosa per Ghezzi nel 2017, il funerale in cattedrale di Casoli nel 2019 e i dinieghi di Roma e Camporosso nel 2026 esiste una differenza evidente di prassi.
Ed è probabilmente questa memoria a spiegare anche lo stupore suscitato oggi dalla scelta delle due diocesi.
Bisi e il tentativo del “disgelo”
Durante i dieci anni della sua Gran Maestranza, dal 2014 al 2024, Stefano Bisi fece del confronto con il mondo cattolico uno dei temi ricorrenti del proprio mandato. Nel febbraio 2024 il percorso culminò nel seminario organizzato dal GRIS alla Fondazione Ambrosianeum di Milano. Parteciparono l’arcivescovo Mario Delpini, il cardinale Francesco Coccopalmerio e, particolare oggi non secondario, monsignor Antonio Staglianò, lo stesso ecclesiastico che nell’agosto 2026 avrebbe chiesto al cardinale Reina l’indicazione giuridica che portò al diniego delle esequie di Bruno Battisti D’Amario.
Bisi esordì allora proponendo di partire non dalle divergenze, ma da ciò che unisce. Ricostruì i tentativi di dialogo avviati già negli anni Sessanta e ricordò le successive aperture di uomini di Chiesa. Soprattutto affrontò direttamente la condizione dei massoni cattolici: auspicò che un giorno potesse essere riconosciuta la conciliabilità fra appartenenza alla loggia e fede cattolica e osservò che molti fratelli vivevano clandestinamente l’accesso ai sacramenti proprio per il permanere del giudizio ecclesiastico di peccato grave.
L’incontro di Milano non modificò la posizione dottrinale della Chiesa. Ma segnò forse il punto più avanzato del dialogo pubblico degli ultimi decenni. Per questo i fatti del 2026 assumono un significato particolare: mostrano quanto breve fosse ancora la distanza percorsa sul piano teologico e canonico, nonostante la maggiore disponibilità al confronto personale e culturale.
Antonio Seminario: davanti alla morte resta l’uomo
La risposta dell’attuale Gran Maestro Antonio Seminario, eletto alla guida del Grande Oriente d’Italia nel 2024, adotta un registro ancora diverso.
Nel documento e nell’intervista seguiti al caso di Camporosso, Seminario non contesta alla Chiesa cattolica il diritto di stabilire le proprie regole né ai vescovi quello di applicarle. Sposta invece la questione su un piano antropologico: esiste un punto nel quale la norma, incontrando la morte e il dolore di chi rimane, deve interrogarsi sul proprio limite.
Per Seminario, credente e non credente, cattolico e massone sono distinzioni che appartengono alle istituzioni e alla vita sociale; la morte restituisce invece ciascuno alla propria essenziale condizione umana. Da qui l’affermazione centrale: essere massone non significa essere nemico della fede. Nelle logge, ricorda, convivono uomini credenti, uomini attraversati dal dubbio e uomini che seguono differenti itinerari della coscienza.
È significativo soprattutto il rifiuto della logica della rappresaglia. Di fronte a quella che percepisce come una porta chiusa, Seminario dichiara che il Grande Oriente non intende chiuderne un’altra. Il dialogo con il mondo cattolico deve continuare. E il titolo stesso dell’intervista — “davanti alla morte gli steccati devono cadere” — riassume efficacemente la differenza rispetto alla risposta di Raffi di diciassette anni prima.
Raffi difendeva energicamente la rispettabilità e l’autonomia della Massoneria contro ciò che percepiva come delegittimazione; Bisi ha cercato per un decennio di costruire ponti e occasioni di dialogo; Seminario, posto davanti al fatto concreto di un funerale interrotto, sceglie di appellarsi alla pietà e alla comune condizione umana.
Una continuità dottrinale, una storia pastorale discontinua
È forse questa la principale lezione dei precedenti.
Sul piano dottrinale la posizione ufficiale della Chiesa cattolica mostra una notevole continuità: l’appartenenza massonica viene considerata incompatibile con la fede cattolica, e il pronunciamento del 1983 è stato esplicitamente confermato nel 2023. Sul piano delle esequie, però, la storia recente racconta una realtà più complessa: funerali concessi quando la presunta appartenenza massonica era oggetto di dubbio, come nel caso Funari; celebrazioni religiose per massoni di altissimo profilo come Morris Ghezzi; una cattedrale aperta per il Gran Maestro Onorario Giorgio Casoli; infine, nel 2026, due dinieghi quasi simultanei a Roma e in Liguria.
Per questo sarebbe improprio parlare semplicemente di una “nuova norma” contro i funerali dei massoni. Le norme sono in larga parte le stesse. Ciò che cambia è il modo in cui vengono interpretate e applicate nelle circostanze concrete.
Ed è proprio qui che la riflessione di Antonio Seminario assume un significato che supera la controversia fra due istituzioni. La domanda finale non riguarda più soltanto la compatibilità fra Chiesa e Massoneria, ma il rapporto tra qualsiasi appartenenza e la persona che la porta: possediamo le nostre appartenenze, o sono esse a possedere noi?
Davanti a una bara, questa domanda perde gran parte della sua astrattezza. Restano una biografia, gli affetti, il dolore di una famiglia e la memoria di una comunità. Restano, per usare la prospettiva proposta dal Gran Maestro, non un cattolico o un massone, ma innanzitutto un uomo.
Ed è forse proprio sulla soglia estrema della morte che il lungo dialogo fra mitra e compasso continua a rivelare, insieme alle sue distanze, la necessità di non interrompersi.




