Oltre al valore assoluto del debito conta quanto uno Stato incassa ogni anno. Il rapporto tra debito ed entrate fiscali e quello tra interessi ed entrate sono oggi tra gli indicatori più efficaci per misurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
Per decenni il dibattito economico si è concentrato quasi esclusivamente sul rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo (PIL). Sebbene questo parametro rimanga fondamentale, gli economisti stanno attribuendo crescente importanza a un indicatore più vicino alla realtà dei bilanci statali: il rapporto tra il debito accumulato e la capacità dello Stato di incassare risorse ogni anno.
Un Paese può infatti possedere un debito enorme ma risultare perfettamente solvibile se dispone di entrate elevate, di un’economia dinamica e di una forte credibilità sui mercati finanziari. Viceversa, anche un debito relativamente contenuto può diventare insostenibile se gli interessi assorbono una quota eccessiva del gettito fiscale.
L’aumento dei tassi di interesse deciso dalle principali banche centrali tra il 2022 e il 2025 ha riportato il costo del debito ai livelli più elevati degli ultimi vent’anni. Oggi, per molti governi, il pagamento degli interessi rappresenta una delle principali voci di spesa pubblica.
Le venti maggiori economie mondiali
La tabella seguente riporta valori indicativi riferiti al 2024-2025, espressi in miliardi di dollari USA, insieme a due indicatori particolarmente significativi:
- Debito/Entrate, che indica quante annualità di entrate sarebbero teoricamente necessarie per estinguere l’intero debito;
- Interessi/Entrate, che misura quale quota del gettito annuale viene utilizzata soltanto per pagare gli interessi.
| Paese | Entrate (mld US$) | Debito (mld US$) | Interessi annui (mld US$) | Debito / Entrate | Interessi / Entrate |
|---|---|---|---|---|---|
| Stati Uniti | 8.800 | 36.200 | 1.050 | 411% | 11,9% |
| Cina | 4.900 | 18.500 | 380 | 378% | 7,8% |
| Germania | 2.200 | 3.000 | 40 | 136% | 1,8% |
| Giappone | 2.000 | 9.700 | 75 | 485% | 3,8% |
| India | 850 | 3.400 | 120 | 400% | 14,1% |
| Regno Unito | 1.450 | 3.000 | 110 | 207% | 7,6% |
| Francia | 1.850 | 3.700 | 80 | 200% | 4,3% |
| Italia | 1.150 | 3.150 | 105 | 274% | 9,1% |
| Canada | 900 | 2.300 | 45 | 256% | 5,0% |
| Brasile | 700 | 1.900 | 140 | 271% | 20,0% |
| Russia | 520 | 350 | 12 | 67% | 2,3% |
| Corea del Sud | 700 | 1.050 | 25 | 150% | 3,6% |
| Australia | 650 | 850 | 18 | 131% | 2,8% |
| Spagna | 700 | 1.750 | 42 | 250% | 6,0% |
| Messico | 500 | 900 | 45 | 180% | 9,0% |
| Indonesia | 230 | 600 | 18 | 261% | 7,8% |
| Turchia | 370 | 310 | 35 | 84% | 9,5% |
| Arabia Saudita | 330 | 320 | 8 | 97% | 2,4% |
| Paesi Bassi | 500 | 550 | 10 | 110% | 2,0% |
| Svizzera | 310 | 380 | 5 | 123% | 1,6% |
Valori arrotondati ottenuti da dati FMI, OCSE, Banca Mondiale, Eurostat e documenti di bilancio nazionali.
Cosa raccontano questi numeri?
Il primo elemento che emerge è l’enorme differenza tra il valore assoluto del debito e la sua effettiva sostenibilità.
Gli Stati Uniti possiedono il più elevato debito pubblico del pianeta, superiore a 36.000 miliardi di dollari. Tale valore equivale a oltre quattro volte le entrate federali annuali. Ancora più significativo è il costo del servizio del debito: circa 1.050 miliardi di dollari all’anno, quasi il 12% dell’intero gettito federale. Per la prima volta nella storia moderna americana, gli interessi rappresentano una spesa superiore al bilancio della difesa.
Il Giappone presenta il rapporto Debito/Entrate più elevato del gruppo (485%), ma continua a sostenere un costo degli interessi relativamente contenuto (3,8% delle entrate) grazie alla struttura del proprio debito, detenuto prevalentemente da investitori nazionali e finanziato storicamente a tassi molto bassi.
La Cina mostra un rapporto Debito/Entrate vicino al 380%, ma beneficia ancora di costi di finanziamento relativamente moderati e di un elevato controllo pubblico sul sistema finanziario.
Tra le grandi economie europee, la situazione appare differenziata.
La Germania rappresenta il caso più virtuoso: il debito corrisponde a circa una volta e un terzo le entrate annuali, mentre il pagamento degli interessi assorbe meno del 2% del gettito pubblico.
La Francia presenta un debito pari a circa il doppio delle proprie entrate, ma mantiene ancora un costo del servizio del debito relativamente gestibile.
L’Italia continua invece a distinguersi per un rapporto Debito/Entrate pari a circa 274%, mentre oltre il 9% delle entrate fiscali viene ormai destinato esclusivamente al pagamento degli interessi. Ciò significa che quasi un euro su dieci incassato dallo Stato viene impiegato per remunerare i detentori dei titoli pubblici, prima ancora di finanziare sanità, istruzione, pensioni o investimenti.
Il Brasile costituisce probabilmente il caso più critico sotto il profilo finanziario. Sebbene il debito sia molto inferiore a quello delle principali economie avanzate, gli elevati tassi di interesse fanno sì che un quinto delle entrate pubbliche venga utilizzato ogni anno esclusivamente per pagare gli interessi. È il valore più elevato tra le principali economie mondiali.
Anche India, Messico e Turchia presentano un’incidenza degli interessi superiore al 9%, segnale che il costo del finanziamento rappresenta ormai un vincolo importante per le rispettive politiche economiche.
All’opposto, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Australia e Arabia Saudita mostrano livelli di sostenibilità molto elevati, grazie sia a un indebitamento relativamente contenuto sia a costi di finanziamento particolarmente bassi.
Il vero indicatore di rischio
L’analisi comparata evidenzia come il semplice valore del debito pubblico sia ormai un indicatore insufficiente.
Dal punto di vista finanziario sono molto più significativi due rapporti:
- Debito / Entrate, che misura l’entità delle passività rispetto alla capacità annuale dello Stato di raccogliere risorse;
- Interessi / Entrate, che indica quale quota del bilancio pubblico viene assorbita dal servizio del debito.
Quest’ultimo parametro è probabilmente il più importante.
Quando gli interessi superano stabilmente il 10-15% delle entrate, i governi vedono ridursi progressivamente le risorse disponibili per investimenti, infrastrutture, ricerca, sanità e istruzione. Ne deriva un rallentamento della crescita economica che, paradossalmente, rende ancora più difficile ridurre il peso del debito.
Uno scenario destinato a cambiare
Dopo oltre dieci anni caratterizzati da tassi d’interesse eccezionalmente bassi, il mondo sta entrando in una fase completamente diversa.
Le esigenze di finanziamento legate all’invecchiamento della popolazione, alla transizione energetica, alla sicurezza internazionale, alla digitalizzazione e alla sanità continueranno probabilmente ad accrescere il fabbisogno di risorse pubbliche.
In questo contesto, la sostenibilità del debito dipenderà sempre meno dalla sua dimensione assoluta e sempre più dalla capacità degli Stati di mantenere elevata la crescita economica, preservare la fiducia dei mercati e contenere il costo del finanziamento.
Il confronto tra le principali economie mondiali mostra chiaramente che non esiste un livello di debito universalmente pericoloso. Ciò che distingue i Paesi finanziariamente solidi da quelli più vulnerabili è soprattutto la capacità di trasformare le proprie entrate in uno strumento efficace per sostenere il peso del debito senza compromettere lo sviluppo futuro.
Bibliografia
- Fondo Monetario Internazionale (IMF). Fiscal Monitor: Fiscal Policy under Uncertainty. 2025.
- IMF. World Economic Outlook Database. 2025.
- OCSE. Revenue Statistics 2025. OECD Publishing.
- World Bank. World Development Indicators.
- Eurostat. Government Finance Statistics.
- U.S. Congressional Budget Office. Budget and Economic Outlook 2025.
- Reinhart C.M., Rogoff K.S. This Time Is Different: Eight Centuries of Financial Folly. Princeton University Press, 2009.
- Blanchard O. Public Debt and Low Interest Rates. American Economic Review, 2019.
- OECD Sovereign Borrowing Outlook 2025.





